Esatto

Non è moralmente accettabile ignorare questi enti e lasciarli al loro (quasi sicuramente triste) destino. Nel prossimo weekend riorganizzeremo anche il sito massalubrensenews, aprendo solo il gruppo relativo alle IPAB e inserendo un primo articolo (ma lelloacone.com merita l'anteprima!!) che si incentra sui principi etici che devono spingere ogni credente e laico a difendere le IPAB e i loro patrimoni. Questi principi ce li ricorda proprio un uomo di chiesa.
Una questione di principioNell'ambito del comitato Massa Lubrense Attiva, abbandonando i tanti (troppi) progetti messi in campo nel momento della sua nascita, si è deciso di concentrarsi unicamente sull'IPAB, istituendo un gruppo registrato ufficialmente, con 3 obiettivi chiari: studiare, informare, agire.
Mi sembrava necessario, però, fare alcune riflessioni su argomenti che io per primo tendo a trascurare "distratto" dall'analizzare i fatti e le vicende giuridiche legate alla storia dei 3 conservatori.
Innanzitutto, l'utilizzo del termine IPAB rischia di sortire un effetto controproducente, anestetizzando il significato e facendo perdere di vista cosa in realtà esso sta ad indicare. Ricordiamo allora che le IPAB sono "ISTITUZIONI PUBBLICHE DI ASSISTENZA E BENEFICENZA", enti pubblici che possiedono beni e immobili da destinare per sempre ad opere di beneficenza. Massa Lubrense ha 3 conservatori destinati espressamente ai cittadini massesi.
L'IPAB massese ha un nome, ricordiamo anche questo: “ISTITUTI RIUNITI DI ASSISTENZA ALL’INFANZIA – S TERESA, SS. ROSARIO, AVE GRATIA PLENA”.
La citazione integrale della intestazione della IPAB di Massa Lubrense è sicuramente la più chiara ed efficace sintesi dello status e del ruolo di questo Ente pubblico che ha il solo fine di prestare ASSISTENZA all’INFANZIA.
L’ASSISTENZA all’INFANZIA è la destinazione precisata nello STATUTO, approvato nel 1999 dalla Regione Campania, con il parere favorevole del Comune di Massa Lubrense.
La Regione, ovviamente, conosceva bene la storia, la volontà dei fondatori e i fini dei tre Enti, tanto che in premessa dello Statuto ribadiva quanto stabilito nel 1974; in quell'anno, infatti, i 3 conservatori che esistevano prima come 3 IPAB separate, vennero fusi insieme. I vecchi Statuti persero efficacia, e venne scritto un unico testo, approvato secondo la legge.
L'allora presidente dell'ente, nella delibera con la quale si chiede la fusione dei tre Conservatori, scriveva:
“...nella bella sede del Conservatorio S. Teresa vi è la possibilità di sviluppare tutta l’attività di assistenza e beneficenza cui i tre Enti sono preposti mediante la educazione, istruzione ed assistenza di fanciulli poveri del Comune, anche in esecuzione delle volontà testamentarie di diversi donatori di beni, donazioni fatte nei secoli passati”Belle parole, rimaste completamente inattuate sia per volontà di chi occupa gli stabili, sia di chi ha amministrato l'ente (eccetto la breve parentesi del 1997-2005).
E’ risaputo che quando due o più IPAB si uniscono PER FUSIONE diventano come una cosa sola, hanno un unico bilancio, un unico Statuto, gli stessi fini, gli stessi obblighi verso i beneficiari statutari. Quindi possiamo dire che tutti e tre i grandi immobili che appartengono ai cittadini di Massa Lubrense non possono essere sottratti al proprio fine principale, che ricordiamo è di "assistenza all'infanzia".
MA…
Dove la mettiamo l’INFANZIA se i 3.700 mq circa del solo Conservatorio S.Teresa attualmente accolgono un esiguo numero di Suore e si popolano, in funzione di casa vacanze, soprattutto d’estate?
(Facciamo come i problemini a scuola, problema.
Dimostrazione: basterà ricordare un documento, la lettera inviata dalle Suore Carmelitane Scalze al presidente dell'IPAB, in cui si chiedeva l'allacciamento della rete fognaria,
"non potendo la nostra Comunità farsi carico dell'onere relativo all'attuazione dei lavori.". Nella stessa si ammette l'esistenza di una foresteria, e si motivano i lavori in quanto i
"gas maleodoranti" arrecano gravi danni
"ai nostri ospiti che in particolare sono numerosi in estate". Ovviamente non sussiste alcun pericolo per gli inesistenti orfani e bambini massesi NON ospitati nello stabile!!)
Dove la mettiamo l’INFANZIA se si susseguono tentativi di riempire il Conservatorio del SS Rosario di pensionanti paganti, in una Casa di Accoglienza per famiglie e singoli, e, in un secondo momento, in un accorsato ‘Centro Benessere’esaltato anche sul web?
(
Dimostrazione: semplicissimo, basterà leggere il depliant pubblicitario della Casa di Accoglienza SS. Rosario, Piazza S. Pietro 8. Il volantino informa che si accolgono a pagamento
"gruppi per giornate di spiritualità, famiglie e singoli per un soggiorno di tranquilla parentesi di pace, serenità a beneficio spirituale." fornendo
"camere con servizio completo, cucina garantita sana semplice e genuina."Inoltre, il 3 maggio 2002 l'ente religioso stipula un contratto con la società "Istituti di cura e Benessere s.r.l.", in cui si prevede che
"l'immobile viene locato esclusivamente per l'esercizio di attività statutarie della società conduttrice". Entrambi i documenti sono disponibili e pubblicati.)
Dove la mettiamo l’INFANZIA nel Conservatorio di S. Maria Annunziata se il collegio educativo per cui si erano impegnati i Frati per ottenerlo in Enfiteusi, non è stato mai attivato, e al suo posto è stata costruita una Scuola Apostolica religiosa? (questo episodio è vergognoso, e l'ho riassunto nella tesi ma richiede spazio e ne parleremo in un altra occasione.)
Ci vuole tempo e impegno per questi chiarimenti e ci vuole soprattutto il superamento di un equivoco abbastanza diffuso, quello cioè che
ad alcune categorie di persone si può perdonare tutto, perché altrimenti ci aspetta il castigo divino. Questo non è vero, e non vale soprattutto per i credenti praticanti, che anzi sono tenuti a rispettare e FAR RISPETTARE i comandamenti di Dio e i principi morali della cristianità, senza deroghe per nessuno; questo lo devono proprio per rispetto a quel dio in cui credono.
Mi sembra però che ci sia una inspiegabile resistenza ad affrontare tali argomenti, ed è per questo che penso sia il caso di citare ed affidarsi ad una voce autorevole e al di sopra di ogni sospetto di partigianeria. Questa voce c’è, e proviene proprio dalla Chiesa.
Al convegno di Torino del 12 dicembre 1989
Monsignor Giovanni Nervo, primo presidente nazionale della Caritas, nominato dal papa Paolo VI, tenne un discorso che si trova integralmente in rete (pubblicato sulla rivista torinese Prospettive Assistenziali, n. 90, giugno 1990) nella relazione "Principi etico-sociali sulla privatizzazione delle IPAB".
Da questo testo provengono insegnamenti e principi che sarà bene leggere e diffondere a tutti: cittadini laici, cattolici praticanti, atei, musulmani, buddisti, taoisti, protestanti, SUORE, PARROCI, AMMINISTRATORI, etc... (il maiuscolo non è casuale!).
Riporto le parole di Nervo:
"Il primo principio etico, equivale per i credenti ad un Comandamento di Dio: non rubare. I patrimoni delle IPAB sono stati donati da privati cittadini per i poveri. Prima che fossero donati erano di proprietà dei privati, dopo che sono stati donati, sono diventati proprietà dei poveri. Questo principio rimane, qualunque siano state le vicissitudini storiche e giuridiche."Più chiaro di così?
Un secondo principio etico:
“se i patrimoni delle IPAB sono beni di privati destinati a servizi di assistenza per i poveri, il dovere primario di chi detiene questi patrimoni e di chi è responsabile del bene comune è di assicurare che con quei patrimoni siano prestati dei buoni servizi per i poveri".Il terzo principio etico è
“quello della solidarietà, su cui del resto è basata la nostra Costituzione che all'art. 2 dice che «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo... e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale»".Vale davvero la pena di rubare altri 5 minuti e riportare altri passaggi del suo intervento.
“Io mi ritrovo nella definizione di solidarietà sociale della Sollicitudo Rei Socialis in cui si dice che la solidarietà ‘non è un sentimento di vaga compassione o di superficiale intenerimento per i mali di tante persone vicine o lontane. Al contrario, è la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di ciascuno, perché tutti siamo veramente responsabili di tutti».Mons. Nervo continua, applicando il principio etico alla società:
“Il principio etico e giuridico della solidarietà passa trasversalmente attraverso tutte le componenti della società: è alla base del dovere che investe tutti di far funzionare bene le istituzioni di tutti; è alla base del dovere di pagare le tasse, di far pagare le tasse e di amministrare correttamente il denaro pubblico; è alla base del dovere di promuovere politiche sociali che diano priorità alle fasce più deboli come vuole l'art. 3 della Costituzione e non favoriscano i diritti dei più forti a danno dei più deboli…”Tra le righe un particolare richiamo che non posso fare a meno di citare.
Dice Mons. Nervo:
«Certo le finalità devono essere aggiornate e adeguate ai bisogni attuali, ma non disattese e stravolte. La Chiesa su questo punto ha una precisa responsabilità morale perché questi patrimoni sono stati messi a disposizione dai donatori nelle sue mani per i poveri».Si riferisci al fatto che, Statuti scritti oltre 100 anni fa, oggi possono apparire piuttosto anacronistici, con riferimenti a termini in disuso, e quindi anche difficili da applicare.
Che le finalità debbano essere aggiornate ma non stravolte è un principio condivisibile e condiviso, ed infatti nello statuto vigente dell'IPAB massese esse sono opportunamente aggiornate: leggiamo all’Articolo 1:
L’Istituzione pubblica di Assistenza e beneficenza ha lo scopo di:
1) promuovere iniziative di supporto educativo e culturale;
2) attivare interventi a favore dei bambini in situazione di svantaggio socio-culturale o di handicap;
3) approntare i mezzi e l’ambiente più opportuni per favorire il processo di socializzazione, per prevenire fenomeni di disagio giovanile.Dal punto di vista giuridico è tutto scritto e tutto chiarito. I Conservatori possono operare a favore della collettività a partire da oggi stesso, hanno i mezzi ed è quello il loro compito. Ciò che invece non era chiarito era l'aspetto ETICO, morale, anche religioso se si vuole, e ritenevo importante richiamare questi aspetti. Compito di tutti, laici e soprattutto cattolici, onorare tali principi.