Visto che se ne parla ancora, dopo un primo articolo in cui parlavo di principi etici e cristiani che dovrebbero essere rispettati da tutti i credenti, in particolare le suore, voglio tornare sullo strano fenomeno che vede la critica all’improprio utilizzo del patrimonio della IPAB (Conservatorio S. Teresa), sottratto al proprio fine, come un affronto alle Suore di clausura.
Un po’ richiamandomi a quanto già detto su questo forum, un po’ indagando nella storia e consultando documenti, ho capito che le Suore con questa vicenda hanno ben poco da spartire e che il problema è alimentato da ben altra fonte.
Per individuare tale fonte, vi propongo una riflessione che è troppo intrigante perché la si possa liquidare velocemente.
Nella mia tesi ho intitolato un paragrafo "Conservatori, non Conventi". Alludevo ad uno strano fenomeno, per il quale uno stesso Bene, cioè quel grande e pregevole immobile che, nascosto da alti muri, si colloca nel cuore del Centro storico di Massa Lubrense, viene identificato da alcuni come Conservatorio, da altri come Monastero, che sono due Istituzioni con caratteristiche peculiari e certamente non intercambiabili.
Ricordiamo, ormai alla noia, che un Conservatorio (IPAB) è un Ente pubblico, OBBLIGATO ad amministrare il proprio patrimonio attenendosi allo statuto che è la sua legge fondamentale.
E’ una IPAB il Conservatorio S. Teresa?
Di documenti che attestano questo dato ce ne sono tanti e anche solo elencarli richiederebbe troppo spazio, lascio, quindi a chi è interessato la fatica di rintracciarli nel libro “I Conservatori di Massa Lubrense”; consiglio, a chi vuole andare subito al sodo, la lettura del solo parere del Consiglio di Stato riportato alla pagina 139 dello stesso testo, perché in quel documento c’è tutta la storia del Conservatorio S. Teresa, raccontata da una relazione del Ministero dell’Interno, dai Giudici amministrativi e con il sigillo di ben due Decreti del Presidente della Repubblica.
Degli altri tanti documenti, voglio, comunque, citarne qualcuno:
1) Al primo posto, ovviamente le certificazioni del Catasto e delle Conservatorie dei Registri Immobiliari, da cui risulta che le particelle numeri 388 e 389 (Immobile e giardino adiacente) sono di proprietà del Conservatorio S. Teresa.
2) il Regio Decreto del 1873 e il relativo Statuto che, mentre confermava che la gestione del CONSERVATORIO era affidata ad un Consiglio di Amministrazione formato da tre laici, nominati dal Consiglio comunale, prevedeva che il servizio della istituzione fosse affidato a religiose “converse e oblate” le quali, per il servizio prestato avevano la disponibilità di una cella, …”ricevevano il vitto eguale a quello delle alunne, il letto completo e la lavatura della propria biancheria.” (Art. 54 del Regolamento Interno del Conservatorio S. Teresa).
3) l’atto amministrativo n. 12331 con il quale, il 24 luglio 1981, il Presidente della Giunta Regionale della Campania, DECRETAVA: L’Ente Conservatorio S. Teresa con sede a Massa Lubrense ….CONTINUERA’a sussistere e ad operare come Istituzione Pubblica di Assistenza e Beneficenza (IPAB)….
4) Il quarto è nella Premessa del Decreto n. 10 del 4 gennaio 2007, quando il Presidente della Giunta Regionale della Campania precisava: L’Ente “Istituti Riuniti di Assistenza all’Infanzia S.Teresa - SS.Rosario - Ave Gratia Plena”, in Massa Lubrense (Na) è una Istituzione Pubblica di Assistenza e Beneficenza…”
Qualcuno penserà che queste cose le si sanno già, qualcun altro rimarrà sorpreso. Il fatto è che i documenti ci sono, sono chiarissimi, e ormai qualsiasi cittadino massese può sapere come stanno le cose.
Riprendo l’argomento perché durante le mie ricerche mi sono imbattuto in un libro a firma di Federica Ribera che opta per l’altra ipotesi, e vuole accreditare l’idea che quell’immobile sia un Monastero. Questa ipotesi è abbracciata, inconsciamente, da tanti massesi forse non ben informati.
Questo si legge già nel titolo in copertina: “Santa Teresa a Massa Lubrense”, sottotitolo: "un monastero di clausura tra storia e restauro".
Alla pagina 11 di quel libro l’autrice prova, quindi, ad accreditare l’idea che la funzione originaria dell’immobile sia quella di un monastero e che, quindi, le Suore di clausura sarebbero le originarie proprietarie e fruitrici di quegli spazi che Lei descrive con dovizia di particolari.
Pone a se stessa la domanda “ma che significa oggi un convento di clausura?” e…si risponde “un convento di clausura è tanto spazio , protetto, raccolto, un giardino, un chiostro, una chiesa e corridoi, celle e tanti altri locali” – ( potete immaginare quanti siano questi tanti locali, visto che la superficie utile del solo immobile è di 3.750 mq...a voi le conclusioni)
Poteva essere interessante leggere altri documenti, ma purtroppo nessun documento è citato a sostegno di questi dati, solo parole. Con le parole però si può dire di tutto, ma senza prove si resta nel mondo della fantasia. Allora noi chiariamo le cose, e facciamo parlare chi certamente non può essere accusato di partigianeria: il Consiglio di Stato (CdS).
Il legali delle Suore e del Monastero fecero un Ricorso Straordinario al Presidente della Repubblica contro ben quattro delibere del Conservatorio. Nel testo del parere del CdS, in risposta a tale ricorso, si richiama una pubblicazione esibita dallo stesso Monastero (A. Trombetta, "Monasteri e Conventi della Penisola Sorrentina") che precisa come fu la sacra Congregazione dei religiosi a decretare, il 25 maggio 1942, che il Convento passasse alla riforma Teresiana e che il 24 agosto 1942 quattro suore carmelitane, appartenenti alla riforma di S. Teresa di Avila, presero possesso dell’edificio.
Ricordiamo che fino al 1942, nell’immobile avevano abitato solo oblate e converse, che erano addette al servizio del Conservatorio come previsto dallo Statuto.
Cosa significa questo?
Significa che le Suore di Clausura, lungi dall’essere originarie proprietarie dell’immobile, vi si trasferirono non grazie ad una decisione degli amministratori del Conservatorio, ma perché in quell’anno si inaugurava il lungo periodo caratterizzato dal silenzio di amministratori convinti che fosse più conveniente, per la conquista del Paradiso, assecondare i desideri delle Suore invece che i bisogni dei legittimi destinatari statutari del patrimonio. Sono sicuro che se qualcuno esiste, da lassù, avrebbe sicuramente preferito una buona azione a favore dei bambini e dei veri bisognosi. Comunque, l’occupazione dell’immobile da parte di un nuovo Ordine di Suore (le carmelitane), non legittimate da un atto formale degli amministratori del Conservatorio, inaugurava un periodo in cui questi stessi Amministratori, assumevano il ruolo di semplici spettatori, non più tutori degli interessi dei beneficiari statutari ma di comparse silenziose.
(Parentesi: ricordiamo che, nel 1997, quando fu eletto un Consiglio di Amministrazione più attento, dovette intervenire l’Organo di controllo, cioè la Regione, per legittimare la ripresa di una corretta amministrazione. In una nota, infatti, indirizzata alla PRIORA delle Carmelitane scalze, la regione scriveva: “In relazione a quanto rappresentato dal Presidente del Consiglio di Amministrazione dell’Ente in oggetto ….dagli atti d’ufficio non è dato rilevare la qualità della S.V. (Signoria Vostra) quale rappresentante legale dell’Ente “Conservatorio S. Teresa”…..”
“Pertanto si diffida dall’assumere iniziative rientranti nelle competenze dell’organo di amministrazione dell’Ente di che trattasi”(I Conservatori di Massa Lubrense, documento a pag. 33)
Il timore che con l’arrivo di qualche amministratore meno accondiscendente, potesse essere messa in discussione la legittimità della occupazione dell’immobile da parte delle Suore carmelitane, portò le stesse a cercare di acquisire dei diritti che dimostrassero in qualche modo la proprietà del bene. Il tentativo fu fatto richiamandosi ad una cessione in uso perpetuo, cioè un atto col quale l'IPAB avrebbe ceduto il Conservatorio in uso alle suore, per sempre.
Peccato che questo documento non esista.
Il 7 gennaio 1942, infatti, è vero che le suore ottennero in uso uno spazio del Conservatorio, MA nell’atto di cessione, la parole perpetua non c’era, e anche qui c’era il timore che qualche amministratore rompiscatole se ne accorgesse.
Nel 1982, la Priora avanzò, quindi, al Presidente dell’epoca, la richiesta di cessione in enfiteusi: questo tipo di contratto, che non sto qui spiegare, può essere un ottimo mezzo per acquistare fondi anche urbani per quattro soldi.
La richiesta di cessione enfiteutica era indirizzata al Presidente del Conservatorio S. Teresa al quale si riconosceva, quindi, la titolarità dei diritti di proprietà, mentre si definivano le Suore TENUTARIE dell’immobile denominato S. Teresa. Sia il TAR Campania che il Consiglio di Stato, hanno attribuito a questo documento un grandissimo valore testimoniale dei diritti di proprietà del CONSERVATORIO, proprio perché emanato da chi quei diritti, oggi, li nega.
Il motivo è chiarissimo: come puoi chiedere a Pincopallino di cederti la sua casa in enfiteusi, se non gli riconosci diritti di proprietà sul bene? Mi astengo dall’’infierire’ con ulteriori precisazione per non offendere la vostra intelligenza.
Dunque, come sempre, riassumiamo i fatti:
- il Conservatorio non è un convento, è un ente pubblico, proprietario di un ricco patrimonio immobiliare che appartiene ai massesi
- un gruppetto di suore occupa, senza titolo, il maggior cespite di questo patrimonio e possono farlo per la mala gestione di alcuni amministratori e la scarsa conoscenza che i massesi hanno della questione.
- l'edificio, oggi occupato, è sottratto alla propria destinazione e all’attuazione della volontà degli antichi benefattori;
- vi sono documenti e le sentenze del CdS che dimostrano tutto ciò. La tesi opposta è invece sostenuta solo da parole.
Va aggiunto che per anni, diversi amministratori del Conservatorio, hanno nascosto questa verità ai più diretti interessati, cioè ai cittadini massesi che ancora oggi fanno fatica a crederci.
Brava gente i cittadini massesi che sopportano di essere trattati come esseri inferiori ai quali non si addicono servizi sociali di qualità, come “ un centro sociale, una scuola materna, biblioteche, luoghi di incontro, verde pubblico, anche una parte destinata a museo non guasterebbe” e, orrore, addirittura queste scelte “ avrebbero il consenso di tutti, avrebbero una destinazione pubblica”.
Le parole tra virgolette provengono dal libro di F. Ribera citato prima, “Santa Teresa a Massa Lubrense” che boccia con un’arroganza che trovo intollerabile, anche la sola ipotesi che l’immobile possa avere destinazione pubblica, a vantaggio dei cittadini eredi di antichi benefattori. Non sia mai!
La stessa autrice riconosce che le Suore sono poche, e che alcune di esse “coltivano intensi rapporti umani fatti di visite e corrispondenze” altre “pregano e cantano e lustrano i pavimenti, e i vecchi argenti e i marmi della chiesa”.
Non voglio pensare alla fatica da fare quando bisogna lustrare i pavimenti e i vecchi argenti per gli ospiti che sono tanto numerosi d’estate, come ammette la Priora stessa in una lettera indirizzata al Presidente dell'ente (ricordo che qua non ci inventiamo niente, la storia è SCRITTA nero su bianco!). E' strano, non sono un esperto di cose religiose, ma ricordo che da piccoli ci insegnavano una diversa idea di clausura, che sembra passata di moda insieme ai suoi voti di povertà.
E con questo abbiamo aggiunto un altro tassello alla storia, sperando che sia ancora più chiara di prima. Sono gradite domande, dubbi, interventi.
