ISTITUTI RIUNITI DI ASSISTENZA ALL'INFANZIA S.TERESA - IPAB

Un forum in cui possano confrontarsi tutti gli amanti del mio meraviglioso paese ed in cui possano darmi consigli, suggerimenti e, perchè no, critiche nell'adempimento dei miei compiti.

Re: ISTITUTI RIUNITI DI ASSISTENZA ALL'INFANZIA S.TERESA - IPAB

Messaggiodi ZORRO il 03/03/2009, 17:42

GRAZIE TARZANONE, MA IO CERCANDO ANCHE X DOCUMENTARMI HO VISTO CHE IN PASSATO CI SONO STATI ANCHE GEOMETRI E VARIE PERSONE VICINO AD IL NOSTRO RE' LEONE ,QUINDI ............
MA NON E' CHE SONO GLI ALBERGATORI CHE ...............
DATO CHE LE CAMERE SONO PARECCHIE?
POI CHIEDEVO HA ALLORA UN NESSO QUELLA LAPIDE A S.AGATA PER PADRE LUDOVICO DA CASORIA( GRANDE BENEFATTORE ,E COL TUTTO IL RISPETTO )?
GRAZIE
ZORRO
 
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Re: ISTITUTI RIUNITI DI ASSISTENZA ALL'INFANZIA S.TERESA - IPAB

Messaggiodi tarzanone67 il 03/03/2009, 17:58

Ti illustro subito il mio punto di vista. L'ipab, stanziando ultimamente una cifra(???) a favore dell'acquisto di un pulmino per disabili (cosa che non compete all'ipab), ha investito tutti i suoi contributi, non potendo più fare quello per cui esiste da statuto. Se entro un limite di tempo, risultasse inadempiente a questo, potrebbe decadere l'ipab come istituzione, portando allo scioglimento dello stesso e alla vendita(per quattro euro credo) dei beni.Forse che qualcuno vicino all'amministrazione aspetta questo? non ci è dato saperlo, e proprio per questo, in virtù della libertà di pensiero, io sono portato a pensarlo.
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Re: ISTITUTI RIUNITI DI ASSISTENZA ALL'INFANZIA S.TERESA - IPAB

Messaggiodi tarzanone67 il 04/03/2009, 0:41

~ SINDACO ~


GARGIULO Dott. Leone:
Nato a Piano di Sorrento il 06/08/1962
PROFESSIONE: Medico chirurgo

"La politica non deve essere solamente come si dice l'arte del possibile, ma piuttosto deve intendersi come scienza e arte del servizio, proprio perché Dio, volendo la storia umana. vuole insieme la società, aiutandone il coordinamento all'autorità, in vista del raggiungimento del bene comune. Pertanto il fare "Politica in tutti i settori significa amare la "persona umana" e spendere tempo, intelligenza e fatica per venire incontro alle sue necessità. Il "politico" sente quanto sia faticoso pensare, quanto pesante sia l'assillo quotidiano di dover ben ponderare le questioni, per poi operare le giuste scelte e decidere in modo assennato e costruttivo".

Con le stesse autorevoli parole scritte da Giovanni Paolo II, da me citate nell’apertura della campagna elettorale del 3 e 4 aprile 2005, che mi ha proclamato Sindaco del Comune di Massa Lubrense, intendo aprire lo spazio a me riservato sul sito perché, tali parole, ben si conciliano con la visione della politica della "LISTA INSIEME PER MASSA LUBRENSE". Infatti, il programma elettorale vuole essere la traduzione in atti e proposte di questi principi.
Scienza, ed Arte del servizio: il primo punto del nostro programma è" L'IMPEGNO AL SERVIZIO DELLA COLLETTIVITA"'.
La nostra lista, infatti, sta attuando una metodologia amministrativa che evolva dai rapporti competitivi a quelli cooperativi, in un ottica collaborativa e non autoritaria verso ogni forma di organizzazione e aggregazione sociale, favorevole al confronto per concertare soluzioni trasparenti e corrette per personalizzare l'obiettivo primario: IL BENE DI MASSA LUBRENSE.
Al centro del programma vi è sempre "la persona umana": il benessere del cittadino è il fine dell'azione amministrativa.
Il programma elettorale, condiviso da tutti i componenti della lista e dagli elettori, che sta procedendo con non poche e ovvie difficoltà, grazie alla opportunità offerta dallo strumento informatico, voglio che sia reso noto a tutti i “naviganti”


Gagliarde le parole del primo cittadino massese in questa presentazione sul sito del comune.Si pone al centro del programma "la persona umana" e come fine dell'azione amministrativa il benessere del cittadino. Io mi chiedo: ma i bambini e le persone più sfortunate che dovrebbero essere assistiti dall'ipab sono cittadini??? ai posteri l'ardua sentenza!!!
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Re: ISTITUTI RIUNITI DI ASSISTENZA ALL'INFANZIA S.TERESA - IPAB

Messaggiodi tarzanone67 il 05/03/2009, 17:57

aggiungo un'altra riflessione a cio che ha gia detto Shaikailash:
Massesi…brava (?) gente
Negli interventi riferiti alla IPAB massese, spesso ricorre il ritornello che il tradimento della volontà dei generosi benefattori, che in un lontano passato avevano creato dignitosi patrimoni destinati ad alleviare le difficoltà della popolazione meno fortunata, sia avvenuto all’insaputa dei più diretti interessati. Da ciò si dovrebbe ricavare che i responsabili di questo spoglio abbiano agito nella massima discrezione o addirittura nel più assoluto segreto.
Invece no, la verità ha origine più profonde ed è un vero e proprio rifiuto a sapere. I massesi non vogliono sapere, forse perché è intollerabile dover accettare che il tradimento dei diritti della povera gente derivi da chi dovrebbe essere garanzia di corretto agire.
Sia come sia… vediamo come i massesi oggi dovrebbero leggere i documenti alla luce di quello che ormai sanno.
Limitiamoci, per ora ad un solo Conservatorio, ma il discorso vale per tutti e tre.
Parliamo di S. Teresa e vediamo se è vero che la ‘confessione’ del grande tradimento della povera gente di Massa è scritta addirittura su una targa apposta sulla facciata del Conservatorio nel 1978.
E’ una targa che tanti massesi hanno potuto leggere, agevolmente in passato, con qualche fatica in più oggi che, pietosamente, le intemperie l’hanno in buona misura cancellata.
Ve la trascrivo come, comunque, si legge ancora:

MONASTERO E CHIESA DI S.TERESA
EDIFICATI
DA SUOR SERAFINA DI DIO NEL 1673
RESTAURATI
DAL PRESIDENTE DEL CONSERVATORIO
ALFREDO CARACCIOLO DE PISQUIZI
MASSA LUBRENSE ANNO 1978

Secondo quello che si legge, nell’immobile denominato S. Teresa, conviverebbero un Monastero e un Conservatorio (quest’ultimo rappresentato dal suo Presidente)
Un ricordo degli studi liceali è il principio della ‘impermeabilità’ che è una delle proprietà della materia, per la quale lo spazio occupato da un corpo non può contemporaneamente essere occupato da un altro corpo.
Non è difficile…ridotto in termini elementari, significa che siccome un Monastero e un Conservatorio sono due entità diverse, non possono occupare lo stesso spazio.
Conviene allora dividere la lettura della targa in due parti: esaminiamo la prima e leggiamo che il complesso monumentale S. Teresa sarebbe stato edificato, nel 1673, da Suor Serafina di Dio che l’avrebbe destinato a Monastero.
Diverse fonti contraddicono quest’affermazione ed io non voglio ripetere quello che Shaikailash
ha già detto così bene.
Nella mia, come in tante case di Massa Lubrense, c’è la "Storia di Massa Lubrense" di Riccardo Filangieri di Candida.
Fonte attendibilissima da cui si ricava che i Conservatori intitolati alla Santa di Avila sono stati due, il primo andato completamente distrutto, il secondo è quello attuale.
L’Autore si riferisce al primo Conservatorio, quando ricorda che esso fu “fondato dalla madre Serafina di Dio" e che le monache il 16 novembre del 1673 “…accettarono come loro superiora la fondatrice e si stabilirono in un locale che ora non esiste più e che stava poco discosto da quello che ora si vede…”.
In seguito, “…il Parlamento di Massa con deliberazione del 10 luglio 1681 stabilì che fossero stati prelevati 200 ducati per donarsi al nuovo Conservatorio di S. Teresa…”.
L’attuale Conservatorio, quindi, non è datato 1673 ma 1681, non fu fondato per l’esclusivo impegno di Suor Serafina di Dio, ma per iniziativa del laico Parlamento di Massa.
Con la descrizione della chiesa lo storico conferma questo dato quando afferma che “la chiesa…fu fondata verso il 1673 «all'ingresso del cortile del Conservatorio», come scrive il Nepita (storico e vescovo di Massa Lubrense); e s'intende dell'antico, non corrispondendo ciò alla verità, riguardo al nuovo edificio, poiché essa è a questo adiacente dal lato meridionale, né vi è cortile davanti.”
La circostanza è facilmente verificabile: basta passare per Via Palma per constatare che l’edificio non ha davanti il Cortile a cui si richiamava il Nepita in riferimento al primo Conservatorio.

Passando alla seconda parte, trascurando anche di approfondire l’arcano per cui il laico presidente di un Conservatorio, altrettanto laico, avrebbe restaurato un Monastero, vediamo se (e in che misura) è vero che il restauro di quell’immobile vide il coinvolgimento diretto del Presidente.
Siamo costretti, quindi, a fare la storia di questo restauro e del ruolo che vi ebbero diversi personaggi. Innanzi tutto è indispensabile leggere una nota del 1982, perché è uno di quei documenti che ‘se non li vedi non ci credi’. E allora vediamolo:

Immagine

Il documento è alla pag. 50 de ‘I Conservatori di Massa Lubrense’, esaminiamolo insieme, cominciando dall’OGGETTO: “Assentimento concessione lavori Convento S. Teresa-ai sensi art 6-Legge 10/8/1950 n° 784”
Il Presidente, “nella qualità di Presidente, p.t. dell’Ente Morale di S. Teresa, attesta che il complesso conventuale di S. Teresa in Massa Lubrense è di proprietà di questo ente e chiede, tra l’altro, “l’assentimento in concessione dei lavori ai sensi dell’articolo 6 della legge 784, alla Madre Priora, p.t. del Convento S. Teresa, Suor Teresa Ribera".
Carità cristiana consiglia di non soffermarsi più di tanto sulla miscellanea in cui si confondono complessi conventuali gestiti da un presidente laico di un laico Ente Morale.
Ubi maior minor cessat e allora il pasticcio espositivo della nota in esame diventa uno scherzetto, quando si è costretti a prendere atto che lo sbandierato articolo 6 della legge 784/50 non esiste perché quella legge che ratifica e modifica, parzialmente i decreti legislativi 21 giugno 1946 N.35 e 29 maggio 1947, n.649, concernenti riparazioni degli edifici degli enti di beneficenza e di assistenza danneggiati o distrutti da offese belliche di articoli ne conta solo DUE.
ARTICOLO 1 “È autorizzata la spesa di due miliardi, da iscriversi nello stato di previsione della spesa del Ministero dei lavori pubblici a misura del bisogno per provvedere ai lavori da eseguirsi a totale carico dello Stato per la riparazione e ricostruzione di edifici…destinati ad uso di beneficenza o assistenza danneggiati o distrutti da offese belliche…
ARTICOLO 2 “ Gli edifici destinati ad uso di beneficenza o assistenza, alla cui riparazione o ricostruzione può essere provveduto a totale carico dello Stato …sono quelli DIRETTAMENTE ADIBITI a servizi assistenziali di PROPRIETA’ di enti morali riconosciuti a termini dell'art. 1 della legge 17 luglio 1890, n. 6972…,
La legge dunque impone che “gli edifici riparati o ricostruiti siano vincolati ai fini della beneficenza o dell'assistenza per non meno di venti anni dalla ultimazione dei lavori di ripristino.”
C’è da supporre che il Presidente non si fosse reso conto di aver, di fatto, graziosamente regalato ingentissimi fondi pubblici a chi non rientrava nella categoria dei destinatari dei contributi statali.
Se ne accorge in ritardo, quando si vede completamente escluso e prova a recuperare una situazione che gli è sfuggita dalle mani.
Il 12/11/1984 scrive all’Ing. Paolo Martusciello – Provveditorato alle OO.PP. della Campania:
“ In riferimento alla Vs. del 7 novembre u.s….indirizzata alla Superiora delle Carmelitane Scalze, Suor Teresa Ribera, lo scrivente fa presente che detta Comunità religiosa trovasi ospite del Convento di S. Teresa da tempi remoti, precisando che , dagli archivi di questo Ente, la chiesa e il convento , con annesso giardino , sono di proprietà del Conservatorio di S. Teresa, e che vengono amministrati dal Consiglio di Amministrazione , nonché dal Presidente….
“pertanto il sottoscritto desidera che la corrispondenza riguardante sia la Chiesa che il Convento, sia indirizzata al Presidente ed eventualmente inviata per conoscenza alla Comunità delle Suore Carmelitane Scalze di Massa Lubrense….distinti saluti – firma del Presidente. (pag. 74)
A stretto giro di posta, il 14 dicembre l’ing. Martuscelli risponde: ”Con riferimento al foglio che si riscontra, si comunica che la corrispondenza relativa ai lavori in oggetto viene indirizzata alla Priora pro-tempore del Conservatorio di S. Teresa delle Carmelitane scalze di Massa Lubrense (NA) in quanto ….i lavori stessi le sono stati assentiti in concessione…”
Pertanto non è possibile aderire alla richiesta della S.V.”
IL PRESIDENTE E’SERVITO!
Sempre per carità cristiana sorvoliamo sulle improprietà riscontrate che, nelle varie note fanno diventare il presidente dell’Ente Conservatorio, presidente di un convento e Suor Teresa Ribera, Priora del Conservatorio.
Quello che meraviglia è la solidarietà di una famiglia che si spende per portare a buon fine un progetto non ancora concluso, quello cioè di impedire che un immobile di pregio sia utilizzato per quelle attività sociali di cui diceva Shaikailash nel suo intervento.
Un membro della famiglia, scrive un libro e aggiusta la storia; l’avvocato fa il suo mestiere e si agita: scrive a tutti i Consiglieri comunali invocando una giusta punizione per una presidente non ‘allineata’ e che vorrebbe vedere i bambini massesi godere di spazi verdi di loro proprietà.
Scrive alla Soprintendenza chiedendo di segretare i documenti riferiti al Conservatorio S. Teresa; promuove ricorso al TAR e poi è costretto ad abbandonarlo; imbastisce due Ricorsi Straordinari al Presidente della Repubblica ed è costretto ad incassare due bocciature.
Fa insomma il suo mestiere, ma non si limita a questo: si trasforma in postino quando bisogna portare alla Soprintendenza la preziosa nota che sposta centinaia di milioni da una Istituzione di Assistenza e Beneficenza, ad un Monastero.

Immagine

All’epoca le Poste funzionavano ed è prassi che gli Enti pubblici inoltrino la corrispondenza più importante con lettera raccomandata con ricevuta di ritorno da conservare.
Pure… al protocollo dell’Ente risulta che quella preziosa missiva fu consegnata alla Soprintendenza dall’avvocato Ribera nelle vesti di pony express.
I massesi…brava gente… penseranno ad un originale passatempo …avanti - indietro da Napoli a Massa e ritorno…io che, pur essendo massese non raggiungo questi picchi di dabbenaggine, penso che la scelta era dettata dal timore che non consegnando la nota nelle ‘mani giuste’ poteva capitare fra quelle di chi sapeva che la procedura dell’assentimento era una bufala madornale.
E’ un fatto che non c’è niente di meglio della solidarietà familiare per semplificare anche gli impegni più delicati.
Pensate che noia, per esempio, rispettare certe regole che sembrano fatte apposta per far perdere tempo. Tutte quelle complicazione che l’amministratore comune deve sopportare quando deve conferire incarichi professionali per progettazioni e direzioni dei lavori finanziati con fondi pubblici
Per eliminare tutte queste complicazioni bastano piccoli(?) accorgimenti e la tolleranza di chi dovrebbe controllare.
Nessuno ci fa caso se il progettista/direttore dei lavori ha lo stesso cognome del committente.
Immagine
Aggiungiamo che è comodo poter annoverare tra gli amici addirittura un Soprintendente che, senza ritegno, autorizza lavori che rappresentano offesa per un immobile vincolato e che non lo fa di nascosto, anzi il 31 maggio 1999 scrive, tra l’altro, alla solita ‘rompiscatole’ di una Presidente IPAB
che ne chiedeva conto, che “le tre parti tamponate al primo piano …la suddivisione di parte del refettorio al piano terreno fanno parte di quelle opere effettuate, ANALOGAMENTE ALLA CHIUSURA DEGLI ARCONI DEL CHOSTRO , finalizzate a tutelare l’isolamento della Clausura”
Insomma fondi pubblici destinati a rendere più agevole la fruizione del Sito da parte dei bambini vengono utilizzati per opere incompatibili con il rispetto del monumento e per chiudere ogni varco di accesso che assecondasse gli obiettivi precisati in una importante delibera, la n. 11 del 1974:
“...nella bella sede del Conservatorio S. Teresa vi è la possibilità di sviluppare tutta l’attività di assistenza e beneficenza cui i tre Enti sono preposti mediante la educazione, istruzione ed assistenza di fanciulli poveri del Comune...”.
Il Presidente p.t aveva, presumibilmente, digerito la fregatura della perdita di qualsiasi possibilità di ingerenza nelle scelte legate all’uso di quei ricchissimi fondi pubblici che Lui aveva regalato al monastero e che era stato messo all’angolo definitivamente dall’ing. Martusciello.
Era anche un Presidente che si accontentava di poco: gli bastava il suo nome su una targa a sostenere il suo coinvolgimento nel restauro dell’immobile.
Si trattava di un’altra bugia?
I massesi…brava gente… avrebbero digerito anche questo.
L’evidenza? La nego…dice il massese…ma non mi costringete a pensare che sono stato fregato proprio da chi mi ispirava il massimo della fiducia
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Re: ISTITUTI RIUNITI DI ASSISTENZA ALL'INFANZIA S.TERESA - IPAB

Messaggiodi lelloacone il 08/03/2009, 15:47

salve amici. solo per comunicarVi che nel caso Qualcuno sia interessato ad avere una copia del libro sui Conservatori della dott.ssa Morvillo nel quale ha riassunto tutta la storia relativa all'IPAB può farmene tranquillamente richiesta a mezzo mail o come preferisce e ci metteremo d'accordo sulle modalità di consegna (tenete presente che il libro è completamente gratuito). Penso che in ogni casa massese sia cosa buona se ne esista una copia.......è un pezzo di storia di Massa che parte da chi in punto di morte pensò ad un estremo gesto di generosità verso i più deboli e sarebbe grave non rispettare le Loro ultime volontà
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Re: ISTITUTI RIUNITI DI ASSISTENZA ALL'INFANZIA S.TERESA - IPAB

Messaggiodi mariadefilippi il 18/03/2009, 21:10

salve a tutti,stasera sono un pò giù di corda e avrei un quesito da sottopporre a chi ha voglia di ascoltarmi.proprio oggi sono venuta a conoscenza di una famiglia che in questo momento versa in situazioni economiche molto disagiate,madre licenziata bimbo piccolo e famiglia d'origine lontana.il padre non c'è e non perchè sia morto.in altri tempi mi sarebbe venuto spontaneo dire di rivolgersi alla signora morvillo e sicuramente qualche "busta di spesa" sarebbe arrivata a destinazione.ma ora??????????? fare una colletta o dare personalmente aiuto potrebbe sembrare umiliante per chi lo riceve.cosa fare????????era veramente necessario deviare tutti soldi del bilancio ipab per l'acquisto di un pulmino per handiccappati quando sono competenze che spettano ad altri enti?????????????? perchè un ente preposto all'infanzia tutta deve operare una distinzione del genere????????mi sembra che si sia perso il vero fine dell'ipab.quando i benefattori lasciarono ai massesi questa immensa risorsa economica lo fecero pensando ai bambini più sfortunati,penso che ora si stiano rigirando nelle loro tombe.CHE AMAREZZA.qui fra suore e preti che fanno tutto meno che carità cristiana(per fortuna non tutti)e con un amministrazione dell'ipab che dimentica i fondamenti del suo statuto c'è veramente ben poco di cui rallegrarsi.voi avete qualche idea?
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Re: ISTITUTI RIUNITI DI ASSISTENZA ALL'INFANZIA S.TERESA - IPAB

Messaggiodi tarzanone67 il 19/03/2009, 0:08

cara mariadefilippi, di idee ce ne sarebbero a iosa ma alla fine si sintetizzano in un solo pensiero, ridare ai Massesi quello che è stato donato a loro e mi riferisco ai siti di monticchio, Massa e Annunziata.
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Re: ISTITUTI RIUNITI DI ASSISTENZA ALL'INFANZIA S.TERESA - IPAB

Messaggiodi tarzanone67 il 19/03/2009, 17:52

Cara Mariadefilippi – ho riflettuto sulle cose che hai detto, mi sono fatto contagiare dalla tua tristezza e voglio, come tu chiedi, dire la mia.
Ricordi le fotografie degli attrezzi da parco giochi, donati dalla Provincia e messi a deteriorarsi in un locale della “Pulcarelli”? Bene quello è un esempio calzante per fare una diagnosi sull’attuale gestione della nostra IPAB.
Mi spiego meglio.
Quando un Ente pubblico amministra fondi altrettanto pubblici, o quando un altro Ente pubblico trasferisce fondi altrettanto pubblici, bisogna che la scelta di fare una cosa piuttosto che un’altra tenga conto:
1) dei beneficiari statutari di quell’ente;
2) dei bisogni espressi da quei beneficiari;
3) dell’uso e, quindi dell’allocazione delle ‘cose’ eventualmente fornite.
Entrando nello specifico, leggiamo lo Statuto della IPAB, e accertiamo che:
a) i beneficiari SONO bambini in età di obbligo scolastico e le loro famiglie, se sono in difficoltà;
b) per ogni categoria di beneficiari sono individuate le modalità di intervento più adeguate;
c) in caso di fornitura di sussidi e cose più o meno ingombranti, tener presente nella programmazione, della disponibilità di spazi adeguati per la più opportuna allocazione.
Tu parli della cancellazione dal bilancio dei fondi destinati all’assistenza a favore del trasferimento di quei fondi all’acquisto di un pulmino.
Vediamo cosa se ne fanno i bambini in obbligo scolastico di quel pulmino…
NON SE NE FANNO NIENTE, (il servizio di trasporto scolastico è già garantito dal Comune)
Come facciamo a far digerire questo anomalo uso dei fondi IPAB sottratti alla beneficenza? Si saranno chiesto i promotori della operazione. Nessun problema…facciamo finta che il pulmino serve agli handicappati.
CHIACCHERE!
Se il riferimento è all’handicap fisico, sappiamo che la legge 104 consiglia il trasporto individuale che deve essere privilegiato quando i fruitori, cioè i bambini in obbligo scolastico che necessitano di un servizio speciale, sono solo due. (come nel nostro caso)
C’è da augurarsi che non si pensi ad un pulmino speciale per altra tipologia di handicap, perché è da tempo che si è capito come l’emarginazione (in un pulmino speciale) è antitetica alla integrazione a cui pensava il fior fiore di esperti quando si abolirono le classi speciali.
Potrebbe capitare allora che mentre un pulmino speciale viene parcheggiato non si sa dove, perché l’IPAB, oltre tutto, di spazi adeguati non ne ha, ai bambini che necessitano di sostegno si nega ciò che per loro è previsto nello statuto e cioè “servizi di supporto SOCIO-PSICO-PEDAGOGICO” che certamente non significa essere isolati in un pulmino speciale nel tragitto casa-scuola e viceversa.
Interpellato, il presidente dell’IPAB, risponderebbe che quel pulmino sarà dato in comodato d’uso gratuito all’assessorato ai servizi sociali del comune.
Da qualche parte qualcuno ha scritto che siamo bravissimi a differenziar-ci.
Parole sante …ci differenziamo tanto che saremo l’UNICA ISTITUZIONE DI ASSISTENZA E BENEFICENZA D’ITALIA…che dico d’ITALIA…del mondo che toglie ai bambini destinatari di tutti i beni dell’Ente, per dare al Comune che i contributi per un eventuale trasporto speciale li riceve dalla Regione.
Tutto questo perché un bel giorno il Presidente della IPAB si è svegliato e ha DECISO che i genitori massesi non chiedono altro per i loro figli che un mezzo di trasporto che li porti in giro per il paese.
Sarà anche bella Massa ma…andiamo…siamo seri
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Re: ISTITUTI RIUNITI DI ASSISTENZA ALL'INFANZIA S.TERESA - IPAB

Messaggiodi marina laurindo il 31/03/2009, 17:58

mariadefilippi ha scritto:salve a tutti,stasera sono un pò giù di corda e avrei un quesito da sottopporre a chi ha voglia di ascoltarmi.proprio oggi sono venuta a conoscenza di una famiglia che in questo momento versa in situazioni economiche molto disagiate,madre licenziata bimbo piccolo e famiglia d'origine lontana.il padre non c'è e non perchè sia morto.in altri tempi mi sarebbe venuto spontaneo dire di rivolgersi alla signora morvillo e sicuramente qualche "busta di spesa" sarebbe arrivata a destinazione.ma ora??????????? fare una colletta o dare personalmente aiuto potrebbe sembrare umiliante per chi lo riceve.cosa fare????????era veramente necessario deviare tutti soldi del bilancio ipab per l'acquisto di un pulmino per handiccappati quando sono competenze che spettano ad altri enti?????????????? perchè un ente preposto all'infanzia tutta deve operare una distinzione del genere????????mi sembra che si sia perso il vero fine dell'ipab.quando i benefattori lasciarono ai massesi questa immensa risorsa economica lo fecero pensando ai bambini più sfortunati,penso che ora si stiano rigirando nelle loro tombe.CHE AMAREZZA.qui fra suore e preti che fanno tutto meno che carità cristiana(per fortuna non tutti)e con un amministrazione dell'ipab che dimentica i fondamenti del suo statuto c'è veramente ben poco di cui rallegrarsi.voi avete qualche idea?


UN APPUNTO O DUE A RENZO ARBERI ED A QUALCHE ALTRO FORUMISTA DA PARTE DI MARINA LAURINDO

(posto anche qui una parte del mio intervento che ho inserito nell'altro topic perchè si riferisce a quello della cara maria de filippi)
Alla simpatica Maria De Filippi, alla quale va il mio sostegno per il suo stato un po’ lasso in questi tempi, voglio ricordare che oltre al presidente dell’IPAB sordo non solo alle richieste di fornire copie delle deliberazioni dell’ente come fossero carte di casa sua ma anche alle istanze di aiuto di famiglie e di bambini e che pure frequenta ad ogni ora di tutti i santi giorni il palazzo comunale –e non so a quale titolo, se di impiegato non retribuito e quindi di volontario cireneo dell’amministrazione, o sedi amministratore fittizio in quanto non eletto, oppure se di “consigliori” (o se di segretario portaborsa di qualche assessore- c’è tanto di assessore alle politiche sociali, all’assistenza, alla condizione della donna, alla pubblica istruzione che dovrebbe curare tutti questi settori. Chi è? Diamine! E’ l’assessore avvocato Giovanna Staiano dalla cui delega dipende anche tutto un ufficio –al femminile- preposto a raccogliere notizie simili a quelle enunciate da te cara Maria De Filippi sul forum.
Mi fermo qui poiché la figliolanza reclama, ed a giusta ragione, la cena. Ma ci rileggeremo a breve. Cari saluti da Marina Laurindo
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Re: ISTITUTI RIUNITI DI ASSISTENZA ALL'INFANZIA S.TERESA - IPAB

Messaggiodi Shaikailash il 11/04/2009, 15:33

Penso che in tempo di vacanze, quando tutti siamo più rilassati, sia il caso di fare il punto della situazione, tirare un po' di somme e riassumere in modo semplice le vicende delle IPAB. Così ho pensato di raccontarvi una storia che non sia troppo banale per chi l’argomento lo conosce già ma che, nel contempo, non sia troppo complessa per chi ancora non ha approfondito l’argomento.
Dunque….
Tanti anni fa c’erano dei ricchi signori che, oltre ad essere ricchi, erano anche tanto generosi da preoccuparsi di chi non era fortunato come loro, tanto che crearono dei sostanziosi patrimoni e li destinarono alle categorie più svantaggiate.
L’unica condizione che questi generosi ponevano era che i loro lasciti fossero destinati PER SEMPRE all’assistenza e beneficenza e che, ovviamente, fossero amministrati da cittadini onesti.
A Massa Lubrense, come ormai molti sanno, non mancavano questi esempi di generosità, tanto che di Conservatori (orfanotrofi) ne furono fondati addirittura tre. Tutti e tre dotati di patrimoni che definire sostanziosi è poco. Facevano la loro figura tra le Istituzioni benefiche che furono rese pubbliche, regolamentate con quella che, dall’autore, prese il nome di legge Crispi, e che sono state per decenni indicate con l’acronimo IPAB.
Alla nascita, nel 1888, le IPAB erano 21.819, ma col passare del tempo quel numero si è sempre più assottigliato, non perché questi enti fossero inutili, ma perché troppo spesso esse venivano sottratte ai fini per cui erano nate... mentre la volontà dei donatori veniva tradita e questo scoraggiava altre donazioni. Insomma, una mega-truffa ai danni degli italiani bisognosi.
Secondo l'ultima stima del Ministero oggi pare siano 4.200, ma non si sa che fine abbiano fatto i patrimoni di quelle che mancano all’appello. Secondo la stima minima di alcuni studiosi che ho consultato per la mia tesi, il patrimonio delle IPAB oggi ammonta a circa 53 miliardi di euro, due leggi finanziarie.
A rendere possibile questa ‘cura dimagrante’ gli escamotage di amministratori che per ignoranza o per ingordigia propria o dei loro amici riuscivano ad attuare veri e propri furti in danno di cittadini ignari di quanto veniva perpetrato ai loro danni.
Nel 2006 la giornalista Eleonora Martini parlando dei patrimoni delle IPAB, titolava un articolo “Benedette case - Il ricco mercato delle opere pie”( Alternativeonline) ed evidenziava che “tra tutti i ‘beni pubblici’ italiani, quelli di questi Enti, sono, senza dubbio, i più misteriosi, e che le loro proprietà sono state privatizzate, svendute, in moltissimi casi regalate"
Non bastasse questo…in un rapporto, del 1999, del Ministero della solidarietà sociale stilato in preparazione della legge 328, a proposito di IPAB si legge :” l’opacità di queste strutture riflette un modello consolidato di rapporti tra enti locali e amministrazioni delle IPAB fondato sul mutuo accomodamento”.
La nuova legge dedicava l’articolo 10 proprio alle IPAB, e prevedeva che in tempi ragionevolmente ravvicinati le Regioni provvedessero ad emanare norme che servissero a “far uscire le IPAB da quella sorta di zona "grigia" nella quale avevano finito per essere confinate…”
In una zona grigia erano confinati anche i tre Conservatori di Massa Lubrense con i loro patrimoni.
Di questo nessuno parlava, perché pochissimi sapevano. Molti erano convinti che Massa fosse ricca di Monasteri e povera di strutture che servissero per i servizi sociali.
Era questa una convinzioni che aveva radici lontane e che veniva alimentata da chi su questo equivoco lucrava, curando che il velo di segretezza che avvolgeva la vicenda, non fosse toccato.
Ascoltiamo (leggiamo) una voce che arriva da tempi lontani.
Nel 1885, il Sottoprefetto di Castellammare di Stabia che era, all’epoca, organo di vigilanza sulle Istituzioni di Assistenza e Beneficenza e quindi sui Conservatori, scriveva al Sindaco di Massa Lubrense e, tra l’altro, diceva: “Questi Istituti, fondati da Cittadini filantropi a sollievo della miseria pubblica ed a vantaggio della civiltà, furono per violenza dei tempi trasformati a Conventi di Monache….
E’ noto a tutti, né giova nasconderlo che i Conservatori in codesto Comune hanno l’Amministrazione civile unicamente per forma, come per forma si modellano i bilanci e i conti consuntivi…
In effetti poi gli stessi Conservatori sono nominati Monasteri...il patrimonio di essi è tolto al povero al quale si appartiene; e, quello che è peggio, trovansi Cittadini che si sobbarcano alla gravissima responsabilità di simulare un’Amministrazione.”


Molto apprezzato, all’epoca e poi ancora in seguito il gioco del ‘facciamo finta che…” con l’inaugurazione di quella doppia gestione di cui parlava il Sottoprefetto. Da una parte quella ufficiale e legittima, dall’altra quella reale e illegittima.
Con una delibera del 1973, ad esempio, si simulava la volontà di voler “ripristinare (nel Conservatorio S. Teresa) la gestione delle opere assistenziali dell’Ente tanto auspicate dalla popolazione” e si utilizzavano a questo fine fondi degli altri due Conservatori, mentre ai legittimi destinatari di questa iniziativa era impedito anche il solo affacciarsi nei locali ufficialmente per loro restaurati.
Con la ormai famosa Delibera n. 11 del 1974, con la quale i tre Conservatori venivano FUSI in un’unica IPAB…per strappare il placet della Regione si sintetizzava così una destinazione d’uso adeguata al nuovo statuto e alla volontà degli antichi benefattori:
“...nella bella sede del Conservatorio S. Teresa vi è la possibilità di sviluppare tutta l’attività di assistenza e beneficenza cui i tre Enti sono preposti mediante la educazione, istruzione ed assistenza di fanciulli poveri del Comune...” La possibilità c’era e c’è, quello che manca è l’onestà di chi quello sbandierato proposito/obbligo avrebbe dovuto e dovrebbe attuare.
Chi segue questo forum o ha letto il libro “I Conservatori di M.L.”, di esempi ne trova in abbondanza.
Non doveva essere molto diversa la situazione descritta dal Sottoprefetto, quando, nel 1997, fu eletto un nuovo consiglio di Amministrazione che, pensò bene di fare un giro di ricognizione sulla gestione della IPAB e, di fronte ad una situazione paradossale di mala gestione, chiamò in causa la Regione, quale organo di controllo.
Chi ha il Libro vada a leggere la pagina 33, per chi non ce l’ha, trascrivo le parti essenziali di una nota dalla Giunta Regionale della Campania indirizzata alla Priora del Monastero.
“In relazione a quanto rappresentato dal Presidente del Consiglio di Amministrazione dell’Ente in oggetto …si comunica che dagli atti d’ufficio non è dato rilevare la qualità della S. V. quale rappresentante legale dell’Ente Conservatorio S. Teresa…Pertanto si diffida dall’assumere iniziative rientranti nelle competenze dell’organo di amministrazione dell’Ente di che trattasi”
Era solo il primo passo…la nuova amministrazione quel velo di segretezza lo ridusse in brandelli e cominciò la caccia ai documenti ‘dispersi’.
Intanto il Ministero della Solidarietà Sociale attivava la ricognizione delle IPAB e conduceva una seria indagine in preparazione della “Legge Quadro per la realizzazione del Sistema integrato di interventi e servizi sociali” la n. 328.

Nel 2000 era Ministro per la solidarietà sociale l’on Livia Turco, la quale scrivendo alla Presidente della IPAB massese, così si esprimeva: “Desidero farLe giungere il mio più alto sentimento di stima e di condivisione per il Suo appassionato impegno per “restituire ai bambini” un patrimonio destinato al loro benessere e a una migliore qualità della loro vita” E continuava : “ La legge di riforma dell’assistenza assegna alle IPAB, ridisegnandone la disciplina e confermandone l’autonomia, un ruolo importante nella realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, considerandole un elemento indispensabile alla sua costruzione. La risorsa da esse rappresentata risulterà pienamente fruita quando il potere di controllo e di indirizzo assegnato dall’ordinamento all’autorità pubblica potrà essere pienamente e correttamente esercitato, quando cioè tutte le Regioni avranno avviato un’azione puntuale e concreta per ricostruire le caratteristiche delle IPAB e la loro effettiva operatività.”
“ Il processo iniziato mirante alla razionalizzazione delle Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza e alla loro rivitalizzazione dovrà rendere certamente visibili e interamente fruibili risorse che si manifestano quanto mai indispensabili per l’assistenza alle fasce più indifese della società”

Il tono e il contenuto della lettera testimoniano che il Ministro conosceva bene l’argomento e che riconosceva il dovuto valore ai documenti che, certamente, arricchivano l’informativa fornita dall’Amministrazione della IPAB.

In una intervista riportata dal Corriere della Sera del 17 febbraio 2009, l’Assessora alle Politiche Sociali della regione Campania, Afonsina De Felice, “Lilli per gli amici” è ancora più drastica dell’ Onorevole L. Turco, quando parla del ‘suo’ Welfare, rivendica la centralità delle politiche sociali e, quindi del suo assessorato, mentre indica quali sono le regioni/modello e afferma:
“La grandezza e la civiltà di alcune regioni come l'Emilia e la Toscana si misurano sul Welfare, sui servizi ai cittadini.”
Io ci vivo da 3 anni in Emilia Romagna, e potrei citare decine di esempi di servizi sociali all'avanguardia. Il "modello Reggio Emilia" per gli asili nido garantisce una copertura totale, e viene studiato e copiato in tutto il mondo.
L'affermazione della De Felice meriterebbe di essere incorniciata ed esposta alla visione del pubblico, e data la situazione campana equivale alla bocciatura delle politiche sociali dell’amministrazione regionale di cui Lei è parte e…non da ieri.
Le Regioni che la nostra assessora cita ad esempio meritano certamente tale elogio, per tanti motivi, ma soprattutto per la sollecitudine e la puntualità con cui hanno provveduto ad emanare la legge di riforma e riassetto delle IPAB.
La Regione Campania questo adempimento, in barba alla scadenza prevista per legge, (30 settembre 2003) non ha provveduto e, come se fosse una cosa normale, sul suo sito ufficiale spiega che “ nelle more dell'approvazione della legge regionale, le Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza sopravvivono…”
Sopravvivono molto male perché sono diventate terra di nessuno, senza regole e senza controllo.
La legge che non c’è avrebbe dovuto fornire gli strumenti per valorizzare l’importante ruolo assegnato alle IPAB nella realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, con il recupero della loro effettiva operatività e rendendo visibili e interamente fruibili risorse che si manifestano quanto mai indispensabili per l’assistenza alle fasce più indifese della società.’
Le IPAB nostrane sono escluse quando gli altri Enti locali siedono al tavolo della definizione del
Piano di zona che è lo strumento promosso dai diversi soggetti istituzionali…per :
- analizzare i bisogni e i problemi della popolazione sotto il profilo qualitativo e quantitativo;
- definire obiettivi e priorità, attorno a cui finalizzare le risorse;
- prevedere sistemi, modalità, responsabilità e tempi per la verifica e la valutazione dei programmi e dei servizi.
La mancata partecipazione a queste che sono vere e proprie intese allargate esclude le IPAB dal mezzo principe per evitare interventi improvvisati dalla dubbia validità.

La legge che non c’è
avrebbe dovuto ispirarsi al Decreto Lgs 4/5/2001, n. 207 - "Riordino del sistema delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza…”, per il quale:
“Gli interventi e le attività svolte dalle istituzioni riordinate a norma del presente decreto legislativo si attuano nel rispetto dei principi dettati dalla legge e delle disposizioni regionali.”
“Le istituzioni di cui al presente decreto legislativo.. sono inserite nel sistema integrato di interventi e servizi sociali, nel rispetto delle loro finalità e specificità statutarie.”
“Le Regioni disciplinano… a) le modalità di partecipazione delle istituzioni… alle iniziative di programmazione e gestione dei servizi” e il “loro apporto al sistema integrato di servizi sociali e socio-sanitari;
“I procedimenti per la trasformazione delle istituzioni sono disciplinati dalle Regioni con modalità e termini che ne consentano la conclusione entro il termine di trenta mesi dall'entrata in vigore del presente decreto legislativo.

Ma…la legge non c’è e il numero delle IPAB campane si assottiglia sempre più.
Con la riforma del Titolo V, l’abrogazione dell’articolo 130 della Costituzione e la soppressione dei CO.RE.CO, gli atti delle IPAB non sono sottoposti più al controllo preventivo di legittimità.
Questo non significa che essi sono lasciati completamente all’arbitrio di chi li emana.
Oggi vengono auspicati controlli interni, mentre la legge che non c’è dovrebbe garantire che le IPAB trasformate in “aziende pubbliche di servizi alla persona siano sottoposte ai controlli successivi sull'amministrazione e ai controlli sulla qualità delle prestazioni disciplinati dalle leggi regionali.”(Art. 14.3 – 207/2001)
La legge che non c’è, se ci fosse stata, avrebbe anche assorbito l’articolo 20 dello stesso Decreto :
“ Le Regioni disciplinano l'intervento sostitutivo nei casi di gravi violazioni di legge, di statuto o di regolamento, di gravi irregolarità nella gestione amministrativa e patrimoniale delle aziende pubbliche di servizi alla persona, nonché di irregolare costituzione dell'organo di governo.”
Ma in questa realtà non solo non c’e la legge che le Regioni virtuose che piacciono tanto all’assessora De Felice, come l’Emilia e la Toscana, hanno approvato nei tempi previsti dall’articolo 10 della legge n. 328, ma anche le leggi statali vengono snaturate.

L’articolo 10 dello Statuto della IPAB, tra l’altro, recita:
“Ogni proposta di deliberazione sottoposta al Consiglio deve essere corredata da parere in ordine alla regolarità tecnica, contabile e di legittimità da parte del Segretario dell’Ente…”
“Tutti coloro che ne hanno interesse hanno diritto di ottenere a proprie spese copia degli atti deliberativi dell’Ente.”

Il Segretario della IPAB massese, pensando che la sua firma con il semplice richiamo alla sua funzione, proprio per questa puntualizzazione dello Statuto, sarebbe stata legittimante una delibera, ha avuto un’idea geniale… si è auto declassato a semplice “verbalizzante”.
E’ legittima, quella Delibera che certamente contiene elementi di interesse della Corte dei Conti?
Il controllo della Corte dei Conti, che trova il suo fondamento nell’art. 100 della Costituzione, non toccato dalla riforma del Titolo V, può essere controllo di un solo atto o controllo sulla gestione, svolto dalle sezioni regionali della Corte territorialmente competenti. E’un tipo di controllo successivo che riguarda sia gli aspetti di legittimità e regolarità delle attività svolte che i profili di efficienza, efficacia ed economicità della stessa.

Intrigante anche la chiusura dei confini comunali alla legge 241 tanto esaltata da chi apprezza la trasparenza nella gestione degli Enti Pubblici.
Un giorno il Presidente della IPAB, intervistato da Agorà raccontò di aver avuto un’idea geniale, quella, cioè di concentrare i fondi iscritti in bilancio per l’assistenza sull’acquisto di un pulmino per disabili, che sarebbe stato ‘girato’ in comodato gratuito al Comune.
Tanti massesi che ormai conoscono a sufficienza la storia delle IPAB e le regole della loro gestione, sanno anche di essere eredi degli antichi benefattori e di fatto ‘proprietari’ dei patrimoni che vengono amministrati, per loro conto, da un C.d.A. L’interesse a conoscere le scelte operate per loro conto dagli amministratori di turno è talmente ampio che diventa impensabile ‘inventarne’ altri.
Partendo da questo ovvio presupposto, Lello Acone, nella qualità di cittadino massese (quindi erede degli antichi benefattori) e di Presidente dell’Istituto Comprensivo (quindi rappresentante di altri cittadini massesi, cioè di quei bambini e ragazzi in età di obbligo scolastico, ‘beneficiari statutari di tutte le risorse dell’Ente’ chiedeva copia della delibera di riferimento.
Riteneva Lello, come d’altra parte ritengono le persone di buon senso, che non esistesse interesse concreto ed attuale, più significativo di quello espresso dai cittadini massesi.
La richiesta di accesso e di estrazione di copia, veniva rigettata perché, a dire del presidente, il richiedente aveva omesso di esplicitare quale fosse l’interesse diretto, concreto ed attuale.
Grottesco il seguito delle vicenda: Lello viene convocato, gli si concede di leggere la delibera, confermando il diniego al rilascio di copia.
Poi il Presidente inventa una strana procedura: riespone la delibera, a fogli sparpagliati, all’Albo Pretorio, in modo da facilitare la copiatura.
La delibera viene pazientemente ricopiata e finalmente si capisce il vero motivo del diniego.
Si trattava di un atto amministrativo viziato per assoluta assenza della preventiva istruttoria. L’azzeramento dei capitoli riguardanti l’assistenza ordinaria e straordinaria con l’istituzione di un capitolo di spesa finalizzato all’acquisto di un pullman per disabili, tradiva lo Statuto che, per gli handicappati prevede “servizi di supporto SOCIO-PSICO-PEDAGOGICO” che con il trasporto che compete ad altro Ente, non hanno niente da spartire.
Così la IPAB massese è tornata alla gestione segreta degli anni più bui.
Ora però la situazione è più grave perché vengono a mancare gli interventi dell’organo di controllo e l’attivazione dei poteri sostitutivi che dovrebbero sanzionare, tra l’altro, una eventuale impropria gestione del patrimonio. Il divieto di accesso ai documenti impedisce di sapere se il piano di risanamento avviato dalla passata gestione dell’Ente continua il suo iter.
Mi fermo qui. Scusate la lunghezza ma è lo spazio minimo per spiegare, nel modo più semplice ma completo, la situazione dell'IPAB oggi e il rischio grave di perdere un patrimonio che è di tutti i massesi e dovrebbe essere per loro utilizzato: parchi giochi per bambini, centri educativi, ricreativi, sociali, attività per bambini di ogni tipo...basta immaginare e volerlo.
La tesi sulle IPAB: scaricabile qui

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