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Re: ISTITUTI RIUNITI DI ASSISTENZA ALL'INFANZIA S.TERESA - IPAB

Inviato:
09/05/2008, 19:17
di colibrìmassese
con riferimento alla manifesta volontà di non partecipare ai consiglieri comunali gli atti secondo me sarebbe stato un atto di trasparenza il farlo e avrebbe anche meglio rafforzato le belle parole dette dall'assessore sulla ottimale gestione dell'ipab da parte del consiglio e se un domani qualcuno che ha autorità costringerebbe il sindaco o l'ipab a rendere partecipi delle delibere i consiglieri che le chiedono non penso che sia una cosa simpatica dover tornare sulle proprie mosse per questi signori.
Re: ISTITUTI RIUNITI DI ASSISTENZA ALL'INFANZIA S.TERESA - IPAB

Inviato:
09/05/2008, 19:32
di Shaikailash
Metamene ha scritto: sarei ben lieto come cittadino di conoscere la consistenza patrimoniale dell'Ente Pubblico portatore di interessi collettivi operante sul territorio comunale, in modo che da buon e informato cittadino posso rendermi conto dei rischi e delle responsabilità in discussione.
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ma vorrei che rifletteste sul fatto che ritengo responsabile per tutto questo non solo l’ignoranza della cittadinanza, nella quale tutti si crogiolano, ma anche Presidente e Consiglio di Amministrazione dell’Ente e l’Amministrazione comunale che senza tanti giri di parole avalla questo modo di operare.
caro Metamene, condivido i tuoi dubbi e mi aggiungo alla tua richiesta. Ci organizzeremo sul da farsi.
Voglio però esentare da responsabilità la popolazione, perchè, come me e te fino a poco tempo fa, nessuno conosce la vicenda. Questi edifici sono considerati monasteri, conventi, mentre invece appartengono ad un ente pubblico. Io sono sicuro che, una volta attivata una campagna di informazione di massa, la magigor parte dell'opinione pubblica seguirà la vicenda e proverà il tuo stesso sdegno.
giannibuoncompagno ha scritto:Che si chiami intesa…che si chiami accordo di programma, non si può non condividere il principio della concertazione preventiva tra soggetti coinvolti a vario titolo nella soluzione di un problema fra i più delicati.
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In compenso vedremo sfrecciare per le vie cittadine un costoso mezzo di trasporto, graziosamente regalato all’Assessore ai Servizi Sociali da chi non ha ancora capito che una IPAB è un Ente Pubblico e non un club privato.
giannibuoncompagno
Caro Gianni, il tuo intervento profondamente documentato come sempre ci arricchisce di conferme sul fatto che
qui qualcosa non va, giusto per essere chiari e concisi.
Io amo riassumere, per capire meglio: Le IPAB, 3 edifici di grande importanza patrimoniale e storica, edifici PUBBLICI, a quanto pare continuano ad essere occupati a non so che titolo da alcune congregazioni religiose. Cosa grave, l'organo preposto per legge ad amministrare l'Ente, cioè l'attuale Consiglio di amministrazione, non sta amministrando e non sta adempiendo agli obblighi dello statuto, mettendo cosi a rischio l'intero patrimonio, dal momento che la legge 328 prevede che dopo 2 anni di inattività il bene può essere sciolto dalla Regione, passando in proprietà, a costo zero, agli attuali occupanti. Mi sbaglio?
Io spero di venire smentito prontamente, ma per ora tutto tace. Il Consiglio comunale di ieri non ha fornito alcuna risposta documentale, che delusione, e quindi il dubbio rimane. Il CDA non rilascia i documenti, violando probabilmente qualche legge sulla trasparenza degli atti della PA, e anche su questo chiedo una conferma o una smentita. Sarebbe bello se intervenissero direttamente gli interessati.
Il mio interesse aumenta vertiginosamente soprattutto quando vedo che le IPAB, ora divenute ASP, in altre regioni in cui ho avuto modo di vivere forniscono servizi ESSENZIALI alla popolazione: condomini solidali (in cui gli anziani vivono insieme con assistenza sanitaria e domestica), scuole materne, spazi da gioco, etc... sapere che a Massa si scherza con la vita delle persone è INTOLLERABILE, soprattutto quando tutti noi conosciamo anziani in difficoltà e soli, locali scolastici mancanti, assenza di parchi giochi per bambini, etc.
E' intollerabile che le IPAB si siano trasformate in un gioco politico o non so cosa.
Ora questa situazione è finalmente venuta a galla, e non ci saranno altre possibilità, da parte delle IPAB massesi, di svendere il patrimonio o di tenerlo inutilizzato senza che i cittadini siano informati. Ancora in pochi sanno, ma si è formata una nuova coscienza in tanti cittadini, e questo cambierà le cose. Il silenzio mantenuto finora sarà rotto.
Personalmente, in linea con i miei studi universitari che riguardano questo settore, mi sono impegnato a far conoscere la realtà massese a livello accademico e nazionale.
Re: ISTITUTI RIUNITI DI ASSISTENZA ALL'INFANZIA S.TERESA - IPAB

Inviato:
09/05/2008, 22:18
di giannibuoncompagno
Cari Forumisti - Ricordate quel tal Mario Chiesa che fu condannato, non solo per aver preso una tangente come Presidente della IPAB “Pio Albergo Trivulzio” ma anche per aver alienato a prezzo di favore beni appartenenti ad altre IPAB (Martinitt e Stelline)?
La colpa che gli veniva addebitata era quella di essere stato diretto responsabile dell’improprio depauperamento di patrimoni appartenenti ad Enti Pubblici, quali sono le IPAB.
Non meno responsabili sono coloro che hanno male amministrato, anche senza aver tratto benefici pecuniari.
Ieri sera, in Consiglio comunale si parlava della IPAB di Massa Lubrense, quando l’Assessora ai Servizi Sociali sanzionava chi negli ultimi anni ha cercato di recuperare il recuperabile rivendicando la tutela dei diritti dei beneficiari statutari dell’Ente.
La sua tesi è che non bisogna avanzare rivendicazioni, per non incorrere nel rischio di dover pagare spese di giudizio a scapito della beneficenza.
Un auspicio che significherebbe la ratifica dell’allegra gestione attuata in passato.
Vediamo perché.
La IPAB che dal 1999 è denominata “Istituti Riuniti di Assistenza all’Infanzia – S. Teresa, SS Rosario e Ave Gratia Plena” comprende tre Conservatori fusi nel 1874, quando prendevano la denominazione di “Conservatori Laicali Riuniti - S. Teresa, SS Rosario e Ave Gratia Plena”
Gli ingenti patrimoni di cui ciascun Conservatorio era dotato erano stati donati in tempi remoti AI CITTADINI del Comune di Massa Lubrense, da benefattori filantropi, perché fossero destinati alla pubblica beneficenza.
La storia di queste Istituzioni racconta come la volontà dei fondatori sia stata tradita e come quei patrimoni siano stati, colpevolmente, nel tempo, sottratti ai propri fini.
Il Conservatorio S. Teresa, fondato dal Parlamento di Massa Lubrense nel 1681 è occupato, senza titolo da una Congregazione Religiosa.
Lo stabile misura mq 3750 utili, un chiostro di 900 mq e un giardino di circa 450 mq.
Un corposo parere del Consiglio di Stato, conferma l’illegittimità di questa occupazione. L’Assessora ai Servizi Sociali che potrà reperire il documento direttamente all’Ufficio dell’Ente, prima di pontificare e avanzare illazioni, dovrebbe leggere quel documento dal quale risulta come il Monastero S. Teresa non vanti diritti di uso né diritti di proprietà sull’immobile e sul giardino, di proprietà del Conservatorio omonimo. A ratificare le argomentazioni del Consiglio di Stato due Decreti del Presidente della Repubblica, Carlo Azelio Ciampi.
Non rivendicare i diritti che i massesi hanno sul bene, va oltre la cessione a prezzo di favore.
Si tratterebbe di un vero e proprio regalo.
Il maggior cespite del Conservatorio SS. Rosario di Monticchio, fondato dalla Nobildonna Cristina Olivieri nel 1732, fu ceduto in enfiteusi alla Società anonima “Arorella Lourdes” con la clausola della destinazione a beneficio di cittadini massesi.
Si legge, infatti nella delibera che autorizzava la cessione enfiteutica e nell’atto di affranco che la Società anonima si obbligava a svolgere nello stabile iniziative di beneficenza cui era tenuto, per statuto, il Conservatorio, in particolare si impegnava “ad istituire nei locali ricevuti in enfiteusi, un asilo infantile con refezione gratuita per i fanciulli poveri, una scuola di lavori donneschi e un orfanotrofio femminile…”
Doppia la contropartita: una di carattere monetario che prevedeva il pagamento di un modestissimo canone annuale (£700), l’altra più consistente con l’ assunzione di obbligazioni, rispecchianti i fini della IPAB.
Le obbligazioni erano definite in contratto ed erano da onorare, PER SEMPRE, anche in caso di affranco. Le due prestazioni sommate avrebbero dovuto giustificare la cessione nei riguardi della pubblica beneficenza
Ma la Società Anonima (o chi per essa) si è limitata alla prima prestazione, e ritiene equa la sola, ridicola cifra di £ 239.400 per diventare proprietaria di:
Casa ad uso di Conservatorio, in piazza Monticchio, 2 – TERRANEI 5, primo piano VANI 22 + casa ad uso di ‘Ospizio’ in via Turro, 1 - primo piano, vani 3 + vigneto (are 47,10).
Il maggior cespite del Conservatorio Ave Gratia Plena, fondato dal medico Marco Cangiano nel 1594 fu ceduto in enfiteusi al Sacro Ordine dei Padri Minimi, per una doppia contropartita: una di carattere monetario consistente in un miserrimo canone annuo di £ 150.000; l’altra obbligava i Padri Minimi ad attuare tutte le iniziative di assistenza e beneficenza di competenza del Conservatorio.
In particolare, essi si impegnavano ad istituire nell’immobile un collegio con scuola media che avrebbe accolto, a titolo gratuito, 10 ragazzi massesi.
Le due prestazioni sommate avrebbero dovuto giustificare la cessione nei riguardi della pubblica beneficenza. Anche i Padri Minimi si sono limitati al versamento del canone annuo e oggi pretenderebbero, per la cifra £ 2.700.000 di diventare proprietari di un grande edificio che conta:
“ventinove locali terranei, undici locali ammezzati, ventiquattro locali al primo piano e sedici al secondo piano + successivamente aggiunti, ulteriori sette vani.
Ed è proprio la vicenda del Conservatorio A.G.P. che contraddice le tesi dell’Assessora, la quale sembra non sapere che può capitare che Giudici, oberati di lavoro, non abbiano il tempo di leggere le carte, ma può anche capitare di incontrare chi tiene nel dovuto conto, i documenti, le leggi e le Sentenze delle supreme Corti.
Così è capitato che l’offerta reale di £ 2.700. 000 sia stata ritenuta adeguata da un primo e da un secondo giudice, mentre in appello, il Giudice ha nominato un CTU a cui ha RACCOMANDATO di stimare il BENE IN BASE ALL’ATTUALE VALORE DI MERCATO.
Tenendo presente la consistenza dell’immobile, si può anche prevedere una valutazione che con i 2 milioni e settecentomila lire, ritenuti equi da Giudici distratti, non ha niente da spartire.
Per fortuna la passata Amministrazione dell’Ente non si è avvalsa di certe consulenze, cui sembrano dar credito gli attuali amministratori della IPAB.
C’è solo da sperare che gli amministratori dell’Ente, che per ora stanno vivendo di rendita, con altre delibere segrete non seguano certi cattivi consigli.
Giannibuoncompagno
Re: ISTITUTI RIUNITI DI ASSISTENZA ALL'INFANZIA S.TERESA - IPAB

Inviato:
23/05/2008, 21:41
di pollicino
Tra gli argomenti trattati in questo Forum, che seguo con interesse, mi ha ‘intrigato’ non poco quello relativo alla IPAB. Oggi sono tentato, come Pollicino, a raccogliere i sassolini necessari a trovare la strada giusta per un modesto contributo alla soluzione di un problema che, almeno per me, è di una complessità eccezionale.
Confesso che di questa tipologia di Enti non sapevo assolutamente niente, confesso anche che quando la mia curiosità si è concentrata su questi ‘oggetti misteriosi’e ho cominciato ad accumulare varie raccolte di documenti che sono in circolazione, ho visto lievitare le mie difficoltà a parlare dell’argomento, per eccesso di notizie, fornite anche dalla Rete.
Da qualche giorno ho deciso di approfondire il tema della trasparenza che tiene attualmente banco, ho aperto la (mia) cartella riferita alle IPAB e ho trovato di tutto, dalla vecchia e gloriosa legge Crispi, alle più recenti norme che riguardano gli Enti pubblici.
Stessa abbondanza di documenti in una cartella cartacea, ormai sovraccarica, che, insieme al libro “I Conservatori di Massa Lubrense” raccontano come e perché negli anni sia stata tradita la volontà di antichi benefattori, con la sottrazione dei Beni da essi donati ai cittadini massesi.
Dopo una ricerca appassionata quanto inutile…. l’illuminazione, proprio quando mi ero lasciato distrarre da un altro argomento.
Leggevo un articolo riguardante l’approvazione (in corso) dello Statuto Regionale e mi sono imbattuto nella querelle che riguarda l’opportunità di istituire la Consulta di Garanzia Statutaria, praticamente un pool di ben sette giuristi di provata competenza(?) che dovrebbe vegliare sulla corretta applicazione delle norme statutarie.
Come al solito c’è chi è pro e chi è contro, fatto sta che l’argomento è, per il momento, ‘in sonno’.
Se vi state chiedendo cosa c’entra tutto questo con la IPAB di Massa, ve lo spiego subito:
1) ho riflettuto sull’importanza degli Statuti degli Enti Pubblici;
2) mi sono ricordato che anche la IPAB ha uno Statuto che, a quanto pare, è proprio il documento che deve regolamentare, tra l’altro, la trasparenza dell’amministrazione e sono andato a rileggerlo.
“TUTTI COLORO CHE NE HANNO INTERESSE HANNO DIRITTO DI OTTENERE A PROPRIE SPESE COPIA DEGLI ATTI DELIBERATIVI DELL’ENTE”
recita l’ultimo comma dell’articolo 10 dello STATUTO degli “Istituti Riuniti di Assistenza all’Infanzia” S. Teresa – SS. Rosario – Ave Gratia Plena - approvato dalla Giunta Regionale della Campania con Decreto n 12272 – 21 luglio 1999.
Un’apertura alla trasparenza che non richiede esplicite motivazioni e che, quindi, va anche oltre la forma semplificata della legge n. 241/90.
Perché tanta apertura?
A rispondere questa volta è niente meno che la Corte Costituzionale.
“ … secondo quanto risulta da una secolare elaborazione giurisprudenziale e come anche la dottrina più recente ha chiarito, caratteristica del regime giuridico delle IPAB è l’intrecciarsi di un'intensa disciplina pubblicistica con una notevole permanenza di elementi privatistici, il che conferisce ad esse un'impronta assai peculiare rispetto ad altre istituzioni pubbliche. Da una parte, dunque, una supervisione statale e dall’altra una larga autonomia funzionale…, incentrata sul RISPETTO DELLA VOLONTA’ DEI FONDATORI, sul valore giuridico delle tavole di fondazione e sulla capacità statutaria riconosciuta alle istituzioni in parola.” (sent. Corte Cost. 197/87).
Gli Amministratori, dunque, amministrano a nome e per conto dei beneficiari indicati dagli antichi fondatori, la cui volontà è trasfusa negli Statuti. Nel nostro caso beneficiari dei lasciti sono i cittadini massesi che sono, ovviamente, anche titolari del diritto di conoscere e valutare gli atti di chi, a loro nome, compie scelte operative.
All’articolo 52 della legge 6972/1890, si legge che gli statuti delle IPAB hanno forza di legge, mentre da qualche altra parte ho letto che uno Statuto può essere modificato solo con procedure molto severe che, nel caso di specie, hanno riguardato (nel 1999) l’attento esame dell’organo di Controllo (Regione) e il benestare del Consiglio comunale di Massa Lubrense.
Quell’apertura senza troppi vincoli all’accesso alle delibere dell’Ente non può essere messa in discussione, perché il suo esame lo ha superato con tutti i crismi della legalità.
In previsione della trasformazione delle IPAB, l’A.N.S.D.I.P (l’Associazione Nazionale Segretari Direttori Dirigenti delle Istituzioni Pubbliche e Private di Assistenza e beneficenza, si è così pronunciata:
“Sentiamo di dover con forza sostenere l'intangibilità delle Tavole di fondazione, degli STATUTI, che contengono le volontà originarie dei benefattori, le indicazioni sulle finalità da dare ai lasciti, ai patrimoni, ecc. Tali volontà sono ancora oggi, valide e non possono essere lese da chicchessia”.
Il tradimento dello Statuto è, d’altra parte, motivo sufficiente per il Commissariamento, da parte della Regione, di una IPAB, se dagli interessati, cioè da un qualsiasi cittadino destinatario dei benefici derivanti dalla liberalità di antichi benefattori, viene segnalato il caso.
Se, come da più parti ipotizzato, il diniego di accesso alla Delibera n. 36/07 non è altro che l’espressione della volontà degli attuali amministratori a tornare al tempo dei segreti che sarebbero funzionali ad una gestione che sottragga definitivamente i patrimoni della IPAB agli aventi diritto, il problema si complica, perché diventa urgente attivare gli opportuni correttivi.
Spunti interessanti si ricavano soprattutto da una rilettura del, più volte, citato parere del Consiglio di Stato che prende le mosse da quattro delibere della IPAB, ottenute senza problemi dagli avvocati del Monastero S. Teresa, oggetto di Ricorso Straordinario al Presidente della Repubblica.
Un Ricorso bocciato e ribocciato definitivamente, con la conferma delle buone ragioni del Conservatorio e che tratta materie di sicuro interesse della Corte dei Conti
1) La Delibera n. 19 del 20/4/99, avente ad oggetto “Sentenza Corte dei Conti - sezioni centrali - del 3 febbraio 1999 n. 36”, che ricorda come in quella Sentenza “viene affermato un principio che ha carattere generale e che mentre sancisce l’assoluto divieto per gli Enti Pubblici di cedere Beni a titolo gratuito, attribuisce agli amministratori pubblici la responsabilità contabile, con conseguente obbligo al risarcimento del danno arrecato all’Amministrazione” precisando anche che “i beni che appartengono alla comunità debbono avere sempre una valenza positiva e devono essere utilizzati, direttamente o indirettamente, ma in ogni caso non possono essere improduttivi”
Molto modesta, se non nulla, la produttività del patrimonio della IPAB.
2) Le Delibere n. 20 dell’11 maggio 99 e n. 24 del 22 giugno 99 per le quali “non può che essere pronunciato…il rigetto del ricorso”(Dice il C.d.S.)
Si trattava di Delibere che definivano il canone che le occupanti dello stabile denominato S. Teresa avrebbero dovuto corrispondere al Conservatorio.
Insomma il Consiglio di Stato, mentre rigetta il ricorso per quanto riguarda sia i diritti di proprietà che di uso rivendicati dal Monastero, precisa che i beni della IPAB non possono essere ceduti a titolo gratuito e che è giusto ed equo il canone di locazione che l’Ente proprietario, cioè il Conservatorio, ha definito nel 1999.
Alla luce di quanto sopra appare quanto mai allarmante l’ipotesi avanzata in Consiglio comunale dall’Assessora ai servizi Sociali per la quale sarebbe ora di smetterla con questo contenzioso che sottrae fondi alla beneficenza.
L’astensione da qualsiasi tipo contenzioso che miri al recupero dei beni della IPAB, coniugata con la cappa di silenzio in cui si vuole avvolgere l’operato del C.d.A, è la strada giusta per recitare il de profundis di questo Ente che nella sua storia registra escamotage di diversa natura che lo hanno distolto dal proprio fine.
Pollicino
Re: ISTITUTI RIUNITI DI ASSISTENZA ALL'INFANZIA S.TERESA - IPAB

Inviato:
27/05/2008, 11:07
di tarzanone67
io ho qua davanti a me il libro della Sig.ra Maria Teresa Morvillo,fattomi avere dall'amico Lello, che ho appena finito di leggere, e la prima cosa che voglio fare è dire grazie all'Autrice che, con tenacia, e non poche difficoltà, ha cercato di portare avanti la pia opera che i benefattori Massesi si erano proposti. Ancora oggi, alla luce di tutto il lavoro che la Sig.ra Morvillo,nella veste di presidente dell'IPAB stava svolgendo a favore delle classi sociali più deboli, mi chiedo con quale criterio sia stata avocata la sua dimissione da parte della giunta attuale.
Re: ISTITUTI RIUNITI DI ASSISTENZA ALL'INFANZIA S.TERESA - IPAB

Inviato:
28/05/2008, 23:13
di Shaikailash
pollicino ha scritto:Insomma il Consiglio di Stato, mentre rigetta il ricorso per quanto riguarda sia i diritti di proprietà che di uso rivendicati dal Monastero, precisa che i beni della IPAB non possono essere ceduti a titolo gratuito e che è giusto ed equo il canone di locazione che l’Ente proprietario, cioè il Conservatorio, ha definito nel 1999.
Alla luce di quanto sopra appare quanto mai allarmante l’ipotesi avanzata in Consiglio comunale dall’Assessora ai servizi Sociali per la quale sarebbe ora di smetterla con questo contenzioso che sottrae fondi alla beneficenza.
L’astensione da qualsiasi tipo contenzioso che miri al recupero dei beni della IPAB, coniugata con la cappa di silenzio in cui si vuole avvolgere l’operato del C.d.A, è la strada giusta per recitare il de profundis di questo Ente che nella sua storia registra escamotage di diversa natura che lo hanno distolto dal proprio fine.
Pollicino
Ciao Pollicino e benvenuto sul forum!
Il silenzio in parte è già rotto, e ci organizzeremo per fare il giusto rumore.
Aggiungo solo, alla tua precisa ricognizione di alcuni fatti, alcune conferme di sentenze da te citate, che vengono dalla legge 328/2000 sull'assistenza in generale, che dedica una sezione alle ipab:
b) prevedere, nell’ambito del riordino della disciplina, la trasformazione della forma giuridica delle IPAB al fine di garantire l’obiettivo di un’efficace ed efficiente gestione, assicurando
autonomia statutaria, patrimoniale, contabile, gestionale e tecnica compatibile con il mantenimento della personalità giuridica pubblica;
d) prevedere la possibilità della trasformazione delle IPAB in associazioni o in fondazioni di diritto privato
fermo restando il rispetto dei vincoli posti dalle tavole di fondazione e dagli statuti, tenuto conto della normativa vigente che regolamenta la trasformazione dei fini e la privatizzazione delle IPAB, nei casi di particolari condizioni statutarie e patrimoniali;
e) prevedere che le IPAB che svolgono esclusivamente attività di amministrazione del proprio patrimonio adeguino gli statuti, entro due anni dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo, nel rispetto delle tavole di fondazione, a principi di
efficienza, efficacia e trasparenza ai fini del potenziamento dei servizi; prevedere che negli statuti siano inseriti appositi strumenti di verifica della attività di amministrazione dei patrimoniIl tradimento dello Statuto è, d’altra parte, motivo sufficiente per il Commissariamento, da parte della Regione, di una IPAB, se dagli interessati, cioè da un qualsiasi cittadino destinatario dei benefici derivanti dalla liberalità di antichi benefattori, viene segnalato il caso.
Ci puoi spiegare meglio questa cosa? L'eventuale commissariamento, nel caso di Massa, potrebbe salvare l'IPAB riportandola ad un effettiva attività? Immgino che segnalare il caso alla regione da solo non basti, giusto?
Re: ISTITUTI RIUNITI DI ASSISTENZA ALL'INFANZIA S.TERESA - IPAB

Inviato:
29/05/2008, 19:08
di pollicino
Caro Shaikailash,
vorrei essere breve, ma gli argomenti che riguardano le IPAB mal si conciliano con la sinteticità.
Avrai letto anche tu che molte IPAB si sono perse per la strada, tanto che dalle circa 25.000, censite in occasione dell’approvazione della legge Crispi, oggi se ne contano solo 4.225 circa.
Per un puro caso, credo, i tre Conservatori di Massa Lubrense, ancora non si sono persi.
Mi citi alcuni punti dell’articolo 10 della nuova legge sull’assistenza, che è tutto dedicato alla riforma delle IPAB. Da parte mia ho riletto il Decreto Lgs 207/2001 che ne indica i capisaldi.
Se ricordo bene, tu studi a Bologna, in una Regione cioè che è fra le più virtuose, perché ha provveduto con particolare solerzia agli adempimenti necessari per l’approvazione della legge e degli adempimenti che la rendono ‘spendibile’
Non ho dubbi che se la nostra IPAB fosse stata in Emilia Romagna, i nostri bambini e ragazzi ‘scialerebbero’ di spazi e di sostegni economici.
Ma noi siamo in Campania, cioè nella Regione che è la sola che non ancora fatto il primo passo, cioè non ha ancora legiferato e che sembra veramente poco interessata all’argomento.
Mi chiedi come posso affermare che il tradimento dello Statuto è motivo sufficiente per il commissariamento dell’Ente e che cosa comporta detto commissariamento.
Per capire cosa può cambiare con un eventuale commissariamento, ti consiglio di leggere la lettera del Sottoprefetto di Castellammare, che trovi alla pagina 16 del libro “I Conservatori di Massa Lubrense”. Le cose dette a proposito della propensione di tanti Amministratori a lasciarsi influenzare da persone “per varia guisa interessate”, vale anche per un eventuale Commissario.
Stai pensando che sono pessimista ed hai ragione, anche se questo non mi impedisce di continuare la mia ricerca. Il mio pessimismo deriva da una constatazione imposta dalle dure parole di Monsignor Giovanni Nervo, per il quale, il tradimento dei diritti dei nostri ragazzi non ha radici giuridiche, ma MORALI.
So che è superfluo, perché è stato già ricordato da altri, ma il monito di Mons. Nervo, è la cosa che mi ha colpito di più, delle tante lette sull’argomento IPAB.
Dice Mons. Nervo:
"Il primo principio etico, equivale per i credenti ad un Comandamento di Dio: non rubare.
I patrimoni delle IPAB sono stati donati da privati cittadini per i poveri.
Prima che fossero donati erano di proprietà dei privati, dopo che sono stati donati, sono diventati proprietà dei poveri.
Questo principio rimane, qualunque siano state le vicissitudini storiche e giuridiche."
Solo una persona della levatura di Mons. Nervo che, ricordiamolo, fu il primo Presidente della Caritas nazionale, nominato direttamente dal Papa, aveva l’autorità per una simile durissima diagnosi.
A noi, persone qualsiasi, si addice tutt’al più la verifica delle vicissitudini storiche e giuridiche.
Di materiale disponibile ne abbiamo, anche se la mancanza della legge specifica non aiuta a far valere certe ragioni nelle sedi competenti.
A costo di farti sorridere, ti confesso che, per chiarirmi le idee leggo di tutto….persino il BURC dove è possibile verificare che il commissariamento ‘si porta’ molto.
Mi viene il dubbio che se c’è un piano di dismissione voluto da chi, come si suol dire, tiene voce in capitolo, non c’è principio etico che tenga, quella IPAB va cancellata.
Mi fermo qui, per tornare all’ambito più tranquillo della verifica della normativa da cui trarre qualche indicazione chiarificatrice.
L’art . 21 del Decreto 207/2001, recita “A norma dell'articolo 30 della legge, alla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo e' abrogata la disciplina relativa alle IPAB prevista dalla legge 17 luglio 1890, n. 6972, e dai relativi provvedimenti di attuazione. Nel periodo transitorio previsto per il riordino delle istituzioni, ad esse seguitano ad applicarsi le disposizioni PRVIGENTI” (la legge Crispi)….
L’art. 44 di questa legge PREVIGENTE recita “Al Ministro dell'interno (oggi Regione) spetta l'alta sorveglianza sulla pubblica beneficenza. Esso invigila sul regolare andamento delle istituzioni, ne esamina le condizioni così nei rapporti amministrativi come in relazione ai loro fini, e cura l'osservanza della presente legge, delle tavole di fondazione, degli statuti e dei regolamenti.”
Per l’art. 30 della stessa legge, le cause di responsabilità dipendenti dalla gestione amministrativa delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza, sono di competenza dei Tribunali ordinari.
Gli amministratori che abbiano ordinato spese o contratto impegni senza legale autorizzazione ovvero abbiano dato esecuzione a provvedimenti comunque non adottati e approvati nei modi di legge ne rispondono in proprio e in solido.
Gli amministratori incorrono ugualmente nella responsabilità di cui al comma precedente:
b) quando abbiano trascurata la riscossione delle entrate patrimoniali dell'ente e ne sia derivato un danno a quest'ultimo.
Le cause di responsabilità, di cui ai precedenti commi, potranno essere iniziate d'ufficio o su richiesta dell'autorità di vigilanza o su istanza di qualsiasi cittadino e decise anche separatamente dall'esame e dal giudizio sul conto.”
Mentre la Regione, quale organo di vigilanza verifica “ogni irregolarità od abuso, infrazione, omissione o violazione di legge o statuti, ed in genere ogni fatto anomalo che risultasse dall'esame degli atti di gestione, o venisse altrimenti denunziato dalle autorità, dalla pubblica opinione, dalla stampa, da privati, e promuove le opportune verificazioni….(art 82 RD 1891)
A completare il quadro la sentenza della Corte dei Conti - sezioni centrali - del 3 febbraio 1999 n. 36, di cui parla anche il Consiglio di Stato nel suo parere, nella quale viene affermato un principio che ha carattere generale e che mentre sancisce l’assoluto divieto per gli Enti Pubblici di cedere Beni a titolo gratuito, attribuisce agli amministratori pubblici la responsabilità contabile, con conseguente obbligo al risarcimento del danno arrecato all’Amministrazione; ..con la precisazione che i beni che appartengono alla comunità debbono avere sempre una valenza positiva e devono essere utilizzati, direttamente o indirettamente, ma in ogni caso non possono essere improduttivi.
Va da sé che eventuali anomalie devono essere segnalate all’Organo di controllo che, a rigor di logica, quando la segnalazione è un atto formale, non può non intervenire.
E’ esauriente la risposta? Chiarisce abbastanza bene a chi tocca segnalare alla Regione e/o alla Corte dei Conti eventuali irregolarità nella gestione di una IPAB?
A proposito dell’aspirazione dell’Assessora e presumibilmente di tutta la maggioranza del Consiglio comunale, a smetterla con il fastidioso contenzioso avviato dalla passata amministrazione dell’Ente, vi racconto una chicca inedita.
Alla Presidente del passato C.d.A, un amico, chiedeva: cosa bisognerebbe fare per perdere definitivamente il patrimonio della IPAB? ….E Lei …BASTA NON FARE NIENTE!
Quel ‘basta non fare niente’ somiglia tanto ai propositi dell’Assessora (ndr)
Pollicino
Re: ISTITUTI RIUNITI DI ASSISTENZA ALL'INFANZIA S.TERESA - IPAB

Inviato:
03/06/2008, 16:35
di tarzanone67
io credo, e finalmente grazie a lelloacone è sotto gli occhi di tutti, che la persona che più ha fatto per riportare l'IPAB Massese alla sua giusta collocazione sia stata la Sig.ra Morvillo, alla quale va tutto il mio apprezzamento e con la quale, in qualsiasi momento ritenga Lei opportuno , son pronto a schierarmi per far si che a tutte le persone di Massa che hanno diritto di usufruire delle concessioni dell'IPAB sia concesso ciò, cosi come volevano i benefattori che l'hanno costituita.
Re: ISTITUTI RIUNITI DI ASSISTENZA ALL'INFANZIA S.TERESA - IPAB

Inviato:
05/06/2008, 9:05
di pollicino
tarzanone67 ha scritto:io credo, e finalmente grazie a lelloacone è sotto gli occhi di tutti, che la persona che più ha fatto per riportare l'IPAB Massese alla sua giusta collocazione sia stata la Sig.ra Morvillo, alla quale va tutto il mio apprezzamento e con la quale, in qualsiasi momento ritenga Lei opportuno , son pronto a schierarmi per far si che a tutte le persone di Massa che hanno diritto di usufruire delle concessioni dell'IPAB sia concesso ciò, cosi come volevano i benefattori che l'hanno costituita.
Caro tarzanone67 - condivido tutto quanto hai scritto nei tuoi ultimi interventi sulla vicenda della nostra IPAB, ma non credo sia necessario chiamare in causa la Signora Morvillo, che già ci ha fornito tutto ciò che serve per capire e, credo, non abbia altro da aggiungere.
Ha amministrato per conto di noi massesi il patrimonio di un Ente sottratto, per decenni all’attenzione dei più diretti interessati e ha fornito, di volta in volta, importantissimi documenti, come una sorta di rendiconto del proprio operato.
Oggi stiamo vivendo questa paradossale esperienza di vederci negati documenti formati da un Ente pubblico, in barba ai diritti basilari garantiti da norme che esaltano la trasparenza.
In effetti la storia della IPAB ci racconta anche come con la segretezza e con la trasparenza si può ‘giocare’ a seconda del fine che si vuole raggiungere.
Alla pag. 14 di una raccolta di documenti, è riportata una nota, con la quale l’Avvocato Ribera inviava ai Consiglieri comunali copia della Delibera dell’Ente (trasparenza SI!) n. 5/97.
L’avvocato chiedeva che il Consiglio comunale bocciasse il progetto di destinare a verde attrezzato per i bambini un giardino di loro proprietà, adiacente all’immobile, parimenti, a loro destinato.
All’epoca la maggioranza del Consiglio comunale era amica dei massesi e il Sindaco, per tutti…rispose picche. E anche il Tar fu d’accordo con lui e rispose con un altro niet!
La Delibera conserva la sua validità, ma zucchini e pomodori vincono sui bambini: la vecchia amministrazione non ha avuto il tempo per rivendicare la esecutività del progetto.
Non ci sono speranze a breve: la nuova assessora è nemica delle rivendicazioni dei massesi, in questo sostenuta dai colleghi di maggioranza che riservano la loro simpatia per i compaesani al breve tempo della campagna elettorale.
Lo stesso avvocato, abbandonata la simpatia per la trasparenza, abbraccia la logica della riservatezza.
Con una lettera del 1998, chiede alla Soprintendenza per i Beni AA e AA di non rilasciare, a chi ne facesse richiesta, documenti riguardanti l’immobile denominato S. Teresa.(Trasparenza NO!)
La richiesta era giustificata da dubbi circa i diritti di proprietà sul Bene.
Più tardi sarà il Consiglio di Stato a chiarire questo dubbio creato ad hoc, a noi basta leggere la pagina 47 del libro “I Conservatori…” per riscontrare una cosa che definire sconcertante è poco.
Si tratta di una lettera inviata, già nel 1982, dalla Soprintendenza a Suor Teresa Ribera che aveva chiesto informazioni in riferimento ai diritti di proprietà del Complesso Monumentale S. Teresa.
“…si fa presente che l’immobile in oggetto è proprietà dell’Ente Conservatorio di S. Teresa che, in quanto ente morale, è parificato ad Ente pubblico con personalità giuridica in base alla legge n. 6972 del 17.7.1890…” dice il Soprintendente che sottoscrive la nota.
Suor Teresa Ribera sapeva, quindi, da tempo che il bene apparteneva al Conservatorio e non al Monastero, e…lo sapeva per attestazione della Soprintendenza che, meglio di chiunque altro, conosce a chi appartengono gli immobili Vincolati
Fa meraviglia che la Sorella Priora non abbia informato il fratello avvocato Antonio di questo autorevolissimo riscontro, fa meraviglia che la Soprintendenza, contraddicendo se stessa, abbia assecondato i desiderata dell’amico avvocato, opponendo, per un bel po’ di tempo, divieto di accesso ai documenti.
Poi l’avvocato riceve ben quattro Delibere (Trasparenza SI!) che gli servono per promuovere due Ricorsi straordinari al Presidente della Repubblica. Si starà ancora rammaricando per averlo fatto per i chiarimenti pro IPAB che da quei Ricorsi sono derivati.
Ai nuovi amministratori dell’Ente, piacciono i dinieghi, e noi cittadini senza pedigree non sappiamo neanche il motivo di questo rinnovato diniego di accesso.
Non sappiamo se, come nel 1998, è arrivato qualche messaggio del solerte avvocato…non sappiamo se per accedere a una delibera dobbiamo avere gli occhi azzurri o neri, se dobbiamo essere biondi o mori, se dobbiamo essere giovani o vecchi….possiamo solo immaginare che la musica è sempre la stessa….”ai massesi non farai sapere”….il seguito è affidato a ciascuno di noi.
Pollicino
Re: ISTITUTI RIUNITI DI ASSISTENZA ALL'INFANZIA S.TERESA - IPAB

Inviato:
15/06/2008, 14:39
di giannibuoncompagno
Cari amici Forumisti – finalmente abbiamo letto la, ormai, famosa delibera n. 19 del 12 novembre 2007 della IPAB massese che ha ad oggetto “Acquisto pulmino per trasposto minori diversamente abili – Impegno di spesa – Variazione di bilancio”, che abbiamo potuto anche copiare.
Il presidente introduce l’argomento comunicando che:
“Dai dati forniti dall’Assistente sociale del Comune di Massa Lubrense, si è potuto constatare che sul territorio comunale sono presenti 50 portatori di handicap con diversi livelli di disabilità di cui 27 potenziali beneficiari statutari. Tra le tante difficoltà che i genitori di questi bambini si trovano quotidianamente ad affrontare, senza ombra di dubbio, un posto primario lo assume la necessità di assicurare a questi ragazzi una adeguata mobilità. Infatti la necessità di raggiungere i vari istituti scolastici o i centri specialistici di riabilitazione, impone molto spesso ai genitori, degli enormi sacrifici in termini di tempo e di denaro., molto spesso condizionati proprio dall’assenza di un adeguato mezzo di trasporto. Attualmente il Comune provvede con una propria autovettura, guidata a turno dai volontari del Servizio Civile impiegati presso l’Ente locale, a trasportare 4 alunni disabili presso gli istituti scolastici di II grado posti nella Penisola sorrentina. Detto servizio seppur encomiabile certamente non soddisfa tutte le esigenze di mobilità e di diritto allo studio dei ragazzi diversamente abili.
D’altro canto, questo Ente, si è sempre dimostrato molto sensibile elle esigenze di questa particolare categoria protetta. Infatti, l’art. 1 dello Statuto organico precisa che “L’Istituzione pubblica di Assistenza e beneficenza ha lo scopo di: attivare interventi a favore dei bambini in situazione di svantaggio socio-culturale o di handicap “ Inoltre, sempre in relazione ai beneficiari statutari diversamente abili, l’art. 8 del Regolamento per gli interventi di assistenza e Beneficenza precisa che : “per l’erogazione degli interventi di cui al precedente articolo, si prescinde dalla valutazione del reddito familiare…”
e continua
“Tuttavia è forse giunto il momento di finanziare un’iniziativa innovativa che abbia una certa valenza socio-assistenziale, al fine di favorire delle condizioni di maggior autonomia e di vita indipendente per tutti i minori DIVERSAMENTE ABILI residenti in questo Comune”.
“ A questo punto il Presidente propone al Consiglio di acquistare un pulmino per il trasporto dei minori diversamente abili.”
Il CONSIGLIO
“udita e fatta propria la proposta del Presidente” stima “in € 40.000,00 il costo da sostenere per l’acquisto del pulmino”
Tutto all’insegna di una vaghezza che mal si adatta ad un atto emesso da una Istituzione di Assistenza e Beneficenza che è un Ente Pubblico.
Vaga la premessa…il Presidente constata, su semplice informazione dell’assistente sociale, che sul territorio del Comune sono presenti 50 portatori di handicap con diversi livelli di disabilità e …non si sa in base a quali dati, decide che i potenziali (?) beneficiari statutari sono 27.
Attribuisce ai genitori di questi alunni, senza neanche consultarli, il solo problema della mobilità per i propri figli;
decide che FORSE è giunto il momento di finanziare un’iniziativa innovativa che abbia una CERTA valenza socio-assistenziale.
Alla luce di un FORSE approssimativo e una CERTA che indica l’indeterminatezza di una ipotetica valenza socio - assistenziale, ispirato da una solitaria diagnosi del caso…individua la soluzione….compriamo un pulmino!.
Non ha neanche bisogno di fare un’indagine di mercato, per stabilire che il pulmino costerà € 40.000,00.
Per l’Art. 3 della L.241/90 “Ogni provvedimento amministrativo deve essere motivato.
La motivazione deve indicare i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione della amministrazione, in relazione alle risultanze della istruttoria….” Da cui deriva l’obbligo generalizzato, per la PA, di motivazione degli atti amministrativi sulla base di “un’adeguata istruttoria procedimentale” e quello di fornire gli atti che testimoniano e sostengono detta istruttoria.
In mancanza di questi requisiti l’atto amministrativo è viziato per violazione di legge.
Hanno poco dell’istruttoria le scarne notizie, prive di accertamenti, verifiche e controlli fornite a sostegno delle scelte successive.
“I destinatari degli interventi di assistenza e beneficenza saranno bambini e ragazzi in età di obbligo scolastico…”recita l’articolo 4 del vigente Statuto dell’Ente.
Al Presidente sfugge che agli alunni diversamente abili, che frequentano l’Istituto Comprensivo (17) e a quelli che frequentano il Circolo Didattico (10), vanno aggiunti gli alunni che, per il recente innalzamento dell’obbligo scolastico frequentano la scuola media superiore e non hanno compiuto ancora i 17 anni.
Al Presidente piacciono le semplificazioni che però non si addicono a questo particolare argomento, se solo riflettiamo, ad esempio, sul fatto che gli alunni non ancora maggiorenni che frequentano scuole medie superiori, hanno diritto all’Assistenza educativa, voluta dallo statuto per i ragazzi in età di obbligo scolastico, ma, per il trasporto speciale sono a carico della Provincia.
L’Art. 139 del D. Lgs n. 112, recita:
“…ai sensi dell'articolo 128 della Costituzione sono attribuiti alle province, in relazione all'istruzione secondaria superiore… i compiti e le funzioni concernenti (tra l’altro):
“c) i servizi di supporto organizzativo del servizio di istruzione per gli alunni con handicap o in situazione di svantaggio.”
Il Comune di Massa Lubrense attualmente con una propria autovettura, trasporta 4 alunni disabili presso gli istituti scolastici di II grado posti nella Penisola sorrentina, cioè esplica un servizio che non è di sua competenza.
Durante la recente campagna elettorale, il Sindaco e il Vicesindaco hanno lodato con particolare enfasi la solerzia della Provincia che aveva comprato o stava per comprare un importante mezzo per il trasporto speciale dei ragazzi non fisicamente autonomi che frequentano la scuola media superiore.
Quando il ‘servizio’ di competenza della Provincia sarà effettivo, la macchina 4 posti dovrà andare in disarmo…sarà parcheggiata da qualche parte…tanto c’è la IPAB che dei soldi della beneficenza proprio non sa cosa fare.
Il Presidente afferma, anche, che questi 50 portatori di handicap hanno ”diversi livelli di DISABILITA”, optando per una terminologia inesatta, perché la disabilità è termine complesso che non si misura in ‘livelli’: la disabilità comprende tutte le tipologie di difficoltà, ciascuna delle quali si misura per livelli di gravità.
La Legge n. 104 del 1992 mentre chiarisce che: "E' persona handicappata colui che presenta una minorazione FISICA, PSICHICA O SENSORIALE (...) che causa difficoltà (...) tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione" raccomanda maggiore attenzione nell’uso delle varie terminologie che spesso vengono utilizzate in maniera errata e ingenerano equivoci.
La stessa Legge ha portato all’emanazione del Decreto del Presidente della Repubblica 24 febbraio 1994, che descrive l’iter e le caratteristiche di quella che rappresenta l’ istruttoria necessaria per individuare i bisogni di ciascun soggetto diversamente abile e, quindi, gli interventi consequenziali.
E’ un iter complesso, ormai divenuto familiare ai genitori e ai docenti che si occupano di integrazione e che prevede: la diagnosi funzionale del soggetto; il profilo dinamico funzionale dello stesso; un piano educativo individualizzato.
La diagnosi funzionale, di competenza della USL, registra le potenzialità e i deficit riferiti ai diversi aspetti dello sviluppo del singolo alunno.
Il profilo dinamico funzionale, sulla base dei dati riportati nella diagnosi funzionale, descrive in modo analitico i possibili livelli di risposta dell'alunno riferiti alle relazioni in atto e a quelle programmabili.
Il Piano Educativo Individualizzato è il documento nel quale vengono descritti gli interventi integrati ed equilibrati tra di loro, predisposti per il singolo alunno e vengono indicati i sussidi e i materiali che sono strumenti di elezione per la migliore integrazione.
Un esempio può aiutare a chiarire il concetto.
Un alunno cieco è potenzialmente in grado di imparare come tutti i suoi compagni, nonostante la limitazione nella funzione della vista. Occorre però che sia dotato di libri braille, di appositi supporti per scrivere e disegnare, di computer speciali.
Senza questi ausili, quell’alunno, in quel contesto di vita, diviene disabile.
Un ausilio è dunque una tecnologia specificamente utilizzata per compensare limitazioni funzionali, consentire lo sviluppo di abilità, facilitare la vita indipendente e la partecipazione sociale.
Importante il ruolo della IPAB, se e quando, con l’uso corretto dei fondi disponibili, contribuisce, con la fornitura di sussidi segnalati dalla scuola, a promuovere l’integrazione.
La Legge 104 auspica una stretta collaborazione fra i servizi scolastici, quelli sanitari, socio-assistenziali e ricreativi per offrire il miglior supporto all’integrazione scolastica.
E’ ormai consolidato il principio che la disabilità è un problema sociale complesso che può essere efficacemente affrontato solo con interventi contestuali da parte delle istituzioni che se ne occupano a vario titolo: gli Enti Locali e altri Enti pubblici (IPAB) per l'aspetto assistenziale, l'ASL per l'aspetto diagnostico e terapeutico, la Scuola per l'aspetto formativo e didattico.
Una organizzazione complessa che si basa su alcuni presupposti irrinunciabili, che trovano soluzione nelle Intese interistituzionali, come, ad esempio, quelle previste dallo Statuto della IPAB massese, preziose, anche e soprattutto per un'utilizzazione razionale delle risorse, come vuole anche la più recente normativa.
Leggiamo infatti all’articolo 10 della legge n. 328/00 che il principale criterio direttivo che deve sostenere la nuova disciplina delle IPAB, è la definizione dell’ “ l'inserimento delle IPAB che operano in campo socio-assistenziale nella programmazione regionale del sistema integrato di interventi e servizi sociali di cui all'articolo 22, che, a sua volta, precisa come “Il sistema integrato di interventi e servizi sociali si realizza mediante politiche e prestazioni coordinate nei diversi settori della vita sociale, integrando servizi alla persona e al nucleo familiare con eventuali misure economiche, e la definizione di percorsi attivi volti ad ottimizzare l'efficacia delle risorse, impedire sovrapposizioni di competenze e settorializzazione delle risposte.”
In questo processo la scuola è, comunque, protagonista, perché è la scuola che elabora e codifica i dati forniti dalla USL e dai gruppi di lavoro interni.
Ma al Presidente della IPAB non piacciono le intese, non gli piacciono le istruttorie e le indagini preventive, così, senza uno straccio di rilevazione delle opinioni dei genitori, riduce l’istruttoria che sostiene un importante atto pubblico a parodia di indagine sociologica.
Pronta l’adesione del C.d.A con la costatazione della “effettiva necessità di acquistare un veicolo per il trasporto dei minori diversamente abili residenti nel Comune di Massa Lubrense”
Ora, si sa che , a parte i mezzi speciali per il trasporto degli alunni non autosufficienti fisici, che a Massa sono solo due e che usufruiscono di trasporto individuale, come consiglia la legge 104, non esiste una tipologia di mezzo di trasporto riservato ai diversamente abili.
Avremo quindi un pulmino come i tanti scuolabus già in dotazione al Comune ma che dovrà, presumibilmente, avere un colore particolare e qualche contrassegno, perché non capiti che qualcuno di quelli che vengono definiti normodotati, vi salga per errore.
Ci siamo liberati da anni delle classi differenziali, ritenute veri e propri ghetti per gli alunni handicappati; abbiamo apprezzato il vantaggio che gli alunni ricavano dalla integrazione nel gruppo… ora rischiamo di ripristinare l’ apartheid.
Massa avrà il suo pulmino differenziale?
Ad un giornalista di Agorà, qualche tempo fa il Presidente diceva “Naturalmente una volta acquistato (il pulmino) non essendoci personale in dotazione all'ente, si dovrà pensare ad una forma di comodato gratuito da offrire ai Servizi Sociali massesi per consentire un utilizzo fattivo e proficuo del mezzo.”
Non solo avremo, quindi, il pulmino differenziale ma saremo l’unica realtà in cui una Istituzione di Assistenza e Beneficenza, non si preoccupa di individuare e soddisfare i bisogni dei beneficiari statutari, ma provvede ad incrementare i parco macchine (scuolabus) del Comune.
Questa sarebbe un’ “iniziativa innovativa, con valenza socio assistenziale”?
Il C.d.A. dell’Ente si premura di reperire i fondi necessari ed effettua tutti gli aggiustamenti di bilancio, prendendo di mira i fondi dell’Assistenza, che stanno tutti lì, perché da tempo l’Ente di assistenza non ne fa più. …Troppo complicato!
Questi i dati della movimentazione dei fondi:
a) per l’assistenza educativa (Tit. I cap. 2 – art. 22) lo stanziamento originario era di € 10.000,00, non utilizzato, quindi viene stornata l’intera somma;
b) assistenza e beneficenza straordinaria (Tit. I – cap. 3 Art. 24) lo stanziamento originario era di € 4000,00 non utilizzata, stornati € 3.000,00 con una rimanenza di € 1000,00;
c) assistenza educativa straordinaria ( Tit. I – cap. 3 – Art 25), lo stanziamento originario € 2.000,00 non utilizzato tutta la somma è stornata.
Così, sottratte tutte le somme destinate all’assistenza diretta, si impingua l’articolo 45, creato ad hoc, su cui viene iscritta la somma che costituisce la prima trance (€ 15.000,00) del costo del pullmino destinato ai diversamente abili.
Stesso concentramento di fondi sarà necessario ancora per altri due anni e… per altri due anni… di assistenza diretta, manco a parlarne.
Un anno di sospensione è già passato, per altri due anni la musica non cambierà.
In questo lasso di tempo la Regione verificherà le caratteristiche delle IPAB da trasformare e quando arriverà all’esame della pratica riferita alla IPAB massese, non avrà dubbi…la IPAB sarà soppressa, perché l’art. 5 -2c, del D. Lgs 207/01, prevede la soppressione – “nel caso di verificata inattività nel campo sociale da almeno due anni”
E…il loro enorme patrimonio?.....Resta a chi già se l’è goduto per decenni, grazie alla ‘disponibilità’, di amministratori compiacenti.
Chi ha studiato il caso sa quanti tentativi per arrivare a questo ci sono già stati.
Fino a quando la vigilanza sulle IPAB è stata delle Sottoprefetture prima e delle Prefetture, poi, quei tentativi sono stati sventati, con interventi severi e annullamenti di delibere, di cui si trova traccia nei documenti disponibili.
Oggi, controlli esterni non ce ne sono più, ai massesi che sono i destinatari statutari del patrimonio dell’Ente, è negato, senza uno straccio di motivazione, il diritto di accesso ai documenti che regolano i loro interessi e, ovviamente, non si sa cosa questo C.d.A ha deliberato in uno stato di libertà che supera quella di un qualsiasi entucolo privato.
E…questo fa veramente paura!
Giannibuoncompagno